Toyboy - Teaser

Toyboy - Teaser

martedì 8 settembre 2015

SCANDALOSI LEGAMI - DICIOTTESIMA PUNTATA

*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.

Diana controllò l’orologio da polso e accelerò il passo. Era in ritardo. Di nuovo. Aveva trascorso la notte a pensare ad Andrea, addormentandosi solo alle prime luci dell’alba. E ora aveva gli occhi che sembravano due palle da bowling. Si sentiva a pezzi.
     Accidenti!
     Doveva trovare un sistema per togliersi Sartori dalla testa, una volta per tutte. Proprio in quello stesso momento, mentre si avviava quasi correndo verso la III B, notò Viola che usciva a spron battuto dai bagni, le guance arrossate e le labbra gonfie come se… come se avesse trascorso gli ultimi minuti a baciare qualcuno.
     Si immobilizzò, le membra diventate all’improvviso pesanti.
     Cosa doveva fare? Una vocina interiore le suggeriva di non intromettersi. Non erano fatti suoi, dopotutto. Ma un’altra voce, ancora più pressante e insistente, le gridava nella testa il proprio coinvolgimento con Sartori. Non poteva certo lavarsene le mani. Viola era la figlia di Andrea, lo stesso uomo che l’aveva fatta godere sui sedili di un’auto e per cui lei ancora spasimava, nelle lunghe notti solitarie.
     Deglutì, senza riuscire a muovere un solo muscolo. Un attimo dopo, la porta dei bagni si spalancò e apparve Jacopo Torre, il collega di inglese. Era trafelato, gli occhi che sembravano schizzare fuori dalle orbite e un’aria colpevole, tormentata.
     Dio mio, non poteva essere!
     Diana non riuscì a resistere alla tentazione di fissargli le labbra, mentre attirava la sua attenzione avvicinandosi. – Ehi, Torre. Anche tu in ritardo?
     Lui trasalì, lo sguardo decisamente colpevole. – Ciao, Ricci. Ho dovuto fare un salto in bagno. E tu?
     Lei esitò. Nessun accenno a Viola e alla sua uscita di scena, solo pochi istanti prima. E anche le labbra di Torre apparivano tumide. Erano labbra che avevano appena finito di baciare, quello era poco ma sicuro. – Io ho avuto una nottataccia. Soffro spesso di insonnia.
     Evitò di dire che era stata colta da una smania incontrollabile: una voglia di sesso che l’aveva lasciata annichilita e ansante. Inutilmente aveva cercato soddisfazione da sola, toccandosi e portandosi a un orgasmo veloce e insoddisfacente. Il solo pensiero la fece avvampare, ma per fortuna Jacopo non lo notò, perso com’era nei suoi pensieri.
     Diana si schiarì la voce. – C’era qualcuno con te, in bagno?
     Un sopracciglio scuro scattò verso l’alto. Jacopo la fissò pallido in volto. – No, perché?
     – Niente. Mi sembrava di aver visto qualcuno uscire di corsa, ma mi sarò sbagliata.
     Lui si passò una mano fra i capelli e le indirizzò un sorriso imbarazzato. – Forse qualche alunno che si è chiuso nei bagni a fumare. Io comunque non ho visto nessuno.
     Diana cominciò a sentire un peso allo stomaco. – Ma sì, sarà come dici tu – fece una pausa, poi aggiunse, come se il pensiero le fosse sopraggiunto all’improvviso: – Come mai non hai usato il bagno dei professori?
     Jacopo si mosse in direzione delle aule, le mani sepolte nelle tasche dei jeans. – Mi sono infilato nel primo che ho trovato, Ricci. Ma la prossima volta farò più attenzione. I cessi dei ragazzi fanno veramente schifo.
     Diana lo osservò avanzare lungo il corridoio con lunghe falcate atletiche. Torre era un bell’uomo, non poteva negarlo. Ma aveva almeno una decina d’anni più di Viola, presumibilmente anche qualcuno di più. Era possibile che…?
     Se Andrea fosse venuto a saperlo sarebbe scoppiato il finimondo e forse era meglio tenerlo all’oscuro. Dopotutto, non aveva nessuna certezza. Ma avrebbe tenuto gli occhi aperti, questo glielo doveva. E poi stava cominciando a prendere a cuore la situazione di Viola, sola, senza una madre che si occupasse di lei.

     Con il cuore in tumulto, si avviò a sua volta verso la propria classe.


Quando la campanella che annunciava la fine delle lezioni risuonò con insistenza, Viola tirò un sospiro di sollievo. Non era stato facile concentrarsi. Non col sapore di Jacopo ancora sulle labbra. Abbordare Stefano davanti ai bagni della scuola si era rivelato un grosso errore. Adesso si sentiva ancora più confusa e incerta.
     Cosa doveva fare? Andare a letto con Scarpati?
Ma come, se in testa aveva un unico uomo? Qualcuno che le faceva contrarre lo stomaco appena con uno sguardo?
– Viola, tutto bene? – le chiese a un tratto Daniela, la fronte corrugata. – Sei strana.
Lei ficcò il diario nello zaino e se lo mise in spalla. – Stamattina ho baciato Scarpati – rispose con un filo di voce. Aveva la gola secca.
– Ma è fantastico! – Daniela le diede una pacca sulla spalla, in un goffo tentativo di incoraggiamento. In realtà, tutto ciò che provava Viola era un profondo imbarazzo.
– Fantastico un accidenti! – Non era da lei imprecare, ma non riuscì a farne a meno. – Dopo è arrivato Jacopo ed è scoppiato un gran casino.
– Si è ingelosito? Dai, non farmi stare sulle spine! Racconta.
Viola non era certa che fosse gelosia quel che aveva provato il professor Torre, vedendola tra le braccia di Stefano. Forse era davvero preoccupato solo del fatto che lì, nel corridoio, tutti potessero vederli. Anche se ancora non riusciva a spiegarsi quel bacio.
Cos’era stato? Una punizione?
Sospirò e uscì dall’aula, seguita da una sempre più curiosa Daniela. – Allora? Vuoi dirmi che è successo?
Viola roteò gli occhi. – Mi ha baciata. Di nuovo.
– Oh, mio Dio! E com’è stato?
Non aveva voglia di raccontarle le emozioni che si agitavano dentro di lei. Anche se Daniela era la sua migliore amica, c’erano cose che desiderava tenere per sé, racchiuse nel proprio cuore. Quel bacio era una di quelle. Affrettò il passo lungo il corridoio e cominciò a scendere le scale. – È un gran casino, Dani. Non ce la farò mai. Non riuscirò a fare sesso con Scarpati.
– Sciocchezze! Andrà tutto alla grande, invece. Se vederti tra le sue braccia ha spinto il professore a baciarti, cosa accadrà quando scoprirà che ci sei andata a letto?
Viola non osava chiederselo. – Non lo scoprirà perché non accadrà mai.
Rovistò nello zaino alla ricerca del cellulare mentre varcava l’uscita dell’edificio scolastico. Il display segnalava un messaggio da leggere. Un messaggio di Jacopo.
Il cuore le balzò in gola all’istante mentre scorreva velocemente le parole, dimenticandosi addirittura di respirare.

“Dove sei? Ti aspetto nel piazzale della scuola.”

Le ginocchia cominciarono a tremare. Ignorando le chiacchiere continue di Daniela, lo cercò con lo sguardo e a un tratto lo vide. Era appoggiato alla fiancata della sua auto, una Peugeot 208 grigio metallizzato, le mani infilate nelle tasche dei jeans. Viola arrossì e mormorò una debole scusa a Daniela.
Gli si avvicinò cauta, i passi che sembravano muoversi al rallentatore. – Volevi vedermi?
Lui sollevò la testa di scatto e lei pensò di non aver mai visto un uomo più affascinante di quello. Il pullover di lana aderiva al suo busto tornito, mettendo ancora più in evidenza i muscoli. Sembrava quasi finto con le spalle ampie, il torace che pareva scolpito nel marmo e le gambe lunghe e atletiche. Non appena la vide, il suo sguardo si fece più intenso. – Sì, ho bisogno di parlarti. È importante. Dai, Sali.



Viola deglutì. Fissò l’auto e poi di nuovo lui. – Dove hai intenzione di portarmi?
– In un posto tranquillo dove potremo parlare. Ti riaccompagno io a casa, dopo. Non ti preoccupare.
Non doveva preoccuparsi? Lei e Jacopo da soli sulla sua auto. Le venivano le palpitazioni al solo pensiero. Dopo un attimo di esitazione, si riscosse. – Okay – disse mentre lui le apriva la portiera della Peugeot. – Ma devo essere a casa al più tardi tra un’ora.
Non era vero niente, ma non intendeva fare la figura della ragazzina disposta a tutto pur di compiacerlo. Aveva il suo orgoglio.
Jacopo annuì. – Promesso.
Si lasciò cadere sul sedile del passeggero, sforzandosi di ignorare il battito frenetico del proprio cuore. L’auto partì a grande velocità, diretta verso le zone collinari. Viola attese che si fermasse in un luogo un po’ appartato, prima di chiedere: – Be’, cosa mi dovevi dire di tanto urgente?
– La professoressa Ricci per poco non ci ha scoperti stamattina, nei bagni – rispose lui infilandosi le mani tra i capelli. – Dobbiamo farla finita, Viola.
– Farla finita? – La voce le uscì alquanto arrochita. – Non mi pare che tra noi sia mai cominciato qualcosa. O sbaglio?
– Viola…
– No, ascoltami. Stefano mi ha chiesto di diventare la sua ragazza e penso che gli dirò di sì.
Lui trasalì, gli occhi che sembravano laghi incandescenti. – Che cosa? Sei impazzita?
– Visto che non posso avere te, ho pensato che fosse meglio frequentare qualcun altro. Non ho intenzione di chiudermi in un convento perché tu non hai le palle per stare con me – Le parole le erano uscite senza controllo, ma adesso che gli aveva vomitato addosso la propria frustrazione si sentiva meglio.
O quasi.
– E così hai deciso di buttarti tra le braccia di Scarpati?
– Non sei stato tu a suggerirmi di fare esperienza?
Jacopo scosse la testa. – Ti sei messa con Scarpati per fare esperienza? – Le lanciò un’altra occhiata di fuoco. – Se è fare esperienza che vuoi…
Non terminò la frase. Fece uno scatto in avanti e le afferrò la nuca per avvicinare le labbra alle sue. La baciò come se non esistesse un domani, con fame, necessità. Viola era stordita dalla voracità di quel bacio. Avrebbe voluto mostrarsi superiore. Negarsi a lui. Invece si ritrovò premuta contro il suo petto a ricambiare il bacio con la stessa passione, le lingue che si sfioravano, lambivano, assaporavano.
Viola ebbe la sensazione che il cuore le stesse schizzando fuori dal petto. Quando Jacopo la lasciò ansimava, le dita aggrappate al suo maglione. Quando le aveva messe lì? Non se ne era nemmeno resa conto. Intanto lui aveva insinuato una mano sotto al suo golfino di cachemire e le stava accarezzando piano lo stomaco, per poi risalire verso l’alto. Un sospiro le uscì dalle labbra dischiuse. – Co-cosa hai intenzione di fare?
– Volevi fare esperienza, giusto? – Il suo tono era duro, brusco. Ma a Viola sembrò la cosa più dolce del mondo.

lunedì 31 agosto 2015

SCANDALOSI LEGAMI - DICIASSETTESIMA PUNTATA

*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.

– Non è voluto venire a letto con te? Sul serio? – la voce di Daniela le trapanò l’orecchio, attraverso il cellulare. Viola strinse il telefono fino a far sbiancare le nocche e trattenne le lacrime di umiliazione che le serravano la gola.
     – Sì, sul serio. Secondo lui sono troppo piccola.
     – È perché sei ancora vergine – sbottò allora Daniela con convinzione. – Agli uomini piacciono le ragazze con un po’ più di esperienza. Forse se facessi sesso con qualcuno…
     – Sei pazza? – A Viola vennero le palpitazioni. Non che nelle parole della sua amica non ci fosse una logica. In realtà, lei aveva pensato esattamente la stessa cosa.
     – No, ti sto solo dicendo quello che dovresti fare se vuoi conquistare il professore di inglese.
     – E con chi dovrei andare a letto, secondo te?
     Non che volesse davvero farlo, la sua era pura curiosità. Anche se… il pensiero che fosse davvero l’unica soluzione al suo problema la tormentava. Daniela tacque per un istante. Stava riflettendo, ormai Viola la conosceva bene. La sua amica era un vulcano di idee ed era praticamente impossibile fermarla, quando si metteva in testa qualcosa.
     – Ho trovato! – esclamò infatti, poco dopo. – Potresti provarci con Stefano. È da un po’ che ti ha messo gli occhi addosso.
     – Ma chi? Scarpati?
     – Proprio lui.
     La sola idea era rivoltante. – E sentiamo, tu come sai che mi ha messo gli occhi addosso?
     – Andiamo, lo sanno tutti! – Daniela scoppiò a ridere. – Non vorrai farmi credere che non te ne sei accorta? Ha ragione il professor Torre: sei proprio una bambina!
     Viola arrossì violentemente. In effetti, il sesso era un terreno in cui si trovava impreparata. Vedeva Scarpati tutti i giorni, a scuola, eppure non si era mai resa conto che nutrisse un interesse nei suoi confronti. Si mordicchiò piano un’unghia. – Quindi, secondo te, se gli facessi capire che voglio farlo con lui…
     – Viola, a quello basta che gliela fai annusare e va in brodo di giuggiole. È pazzo di te. E tutto sommato non è affatto male, ti pare?
     Lei sospirò. Scarpati non era certo il suo tipo. Però doveva ammettere che Daniela non aveva tutti i torti: era un bel ragazzo. E quasi tutte, a scuola, avrebbero voluto una storia con lui. Non sarebbe stato un gran sacrificio portarselo a letto, no? E poi si trattava di farlo solo una volta o due, giusto per perdere la verginità e poterlo sbattere in faccia a Jacopo alla prima occasione. Ma allora perché quella decisione le pesava addosso come un macigno?
     – Il fatto è che pensavo che la mia prima volta sarebbe stata con qualcuno di cui ero innamorata. Così è talmente squallido!
     Daniela fece schioccare la lingua. Viola fu certa che stesse alzando gli occhi al cielo, anche se non poteva vederla. – Se vuoi Jacopo, è bene che tu non faccia troppo la schizzinosa. La domanda è: ci tieni abbastanza a lui da andare fino in fondo?
     Dio mio, sì!
     La risposta le risuonò nelle orecchie come uno sparo. Per Jacopo sarebbe stata disposta a tutto. Anche a perdere la verginità con Scarpati.




Jacopo salì le scale di corsa, una ridda di pensieri confusi che gli si agitavano in testa. Aveva sbagliato con Viola. Non avrebbe dovuto cedere alla tentazione di baciarla. E di certo non avrebbe dovuto trascinarla sul suo divano, per divorarle le labbra come un cane affamato. Adesso come avrebbe fatto a guardarla negli occhi senza ricordare quel bacio? Senza pensare a come fossero morbide e calde le sue labbra contro le proprie?
     Merda.
     Era proprio fottuto.
    Svoltò a destra nel corridoio del secondo piano e si fermò, all’improvviso raggelato. Viola era appoggiata alla porta del bagno, la bocca incollata a quella di Scarpati che sembrava volesse succhiarle anche l’anima. Il suo cuore perse un battito, mentre una rabbia cieca e improvvisa gli attanagliava le viscere. Come spinto da una forza inarrestabile si avvicinò e afferrò Scarpati per il bavero della camicia. Il ragazzo trasalì e si voltò a guardarlo, gli occhi sgranati e pieni di confusione.
     – Avete preso la scuola per un locale notturno? – tuonò Jacopo, sforzandosi di non strattonarlo. In fondo, era sempre un ragazzo. Un suo alunno. Lo lasciò andare, ma mantenne il contatto visivo. – Avanti, di corsa in classe. E che non si ripeta più, mi sono spiegato?
     Scarpati ebbe il buonsenso di arrossire, mentre Viola ricambiava il suo sguardo sfrontata. – Ci scusi professore – disse lui avviandosi in direzione della III B. Dopo qualche passo si bloccò e si volse verso Viola, rimasta immobile.
     – Viola? – la chiamò corrugando la fronte.
     Jacopo sollevò una mano come per fermarlo. – Vai avanti, Scarpati. Devo scambiare ancora due parole con la Sartori. Adesso.
     Obbediente, Stefano corse via e lui si ritrovò solo con Viola nel corridoio deserto e silenzioso. Jacopo ebbe la sensazione di riuscire a sentire i loro respiri affannati. – Cosa diavolo pensavi di fare? – l’apostrofò con rabbia.
     Lei sollevò il mento con aria di sfida. Era dannatamente bella con le guance arrossate e le labbra tumide. – Sto solo seguendo il suo consiglio. Perché se la prende tanto, professore?
     Calcò volutamente la parola professore, come se desiderasse rammentargli che lui era il suo insegnante e non aveva il diritto di intromettersi nella sua vita.
     Fanculo.
     – Quale consiglio? Non mi sembra di averti suggerito di pomiciare davanti ai bagni della scuola. O sbaglio?
     – Ma come? Non è stato lei a dirmi che dovrei fare esperienza coi ragazzi della mia età?
     Jacopo deglutì. L’aveva fatto davvero? Cazzo, sì. Ma con quelle parole non intendeva spingerla tra le braccia del primo ragazzo arrapato che incontrava. E poi a lei Scarpati non piaceva. O forse sì?
     Strinse i pugni e mosse un passo nella sua direzione, torreggiando su di lei. – Di certo non a scuola, dove tutti possono vedervi.
     – Oh, capisco – La voce di Viola suonò lievemente sarcastica. – Quindi se andassi a letto con Stefano fuori dalla scuola, non ci sarebbe niente di male. Giusto? L’importante è che non ci veda nessuno.
     – Non ho detto questo – Viola stava diventando troppo insolente. Avrebbe voluto sculacciarla fino a farle entrare un po’ di buonsenso in quella testolina ribelle. E poi avrebbe voluto baciarla. Baciarla fino a perdere l’uso della ragione, fino a sentire dove iniziava la propria’ bocca e finiva quella di lei, fino a bearsi di quei versi che faceva con la gola, così erotici e sensuali.
     Era veramente fottuto.
     E invece di fare la cosa giusta, quella più sensata, Jacopo si ritrovò a sospingerla all’interno del bagno, richiudendo la porta alle loro spalle. La schiacciò contro la parete e si impossessò delle sue labbra, sfiorandole appena per assaporarne la morbidezza. Poi aumentò la pressione baciandola sul serio, gustandola lentamente, in profondità.
     Invece di ribellarsi lei si sciolse tra le sue braccia come cioccolato fuso. I piccoli gemiti che uscirono dalla sua gola lo eccitarono ancora di più e Jacopo intensificò il bacio, in modo famelico, come se il bisogno di lei fosse impossibile da domare. Non voleva fermarsi. Non voleva che tutto ciò finisse. E invece doveva.
     Si staccò da lei con un ansito che sembrò un lamento disperato. – Vattene – le bisbigliò contro le labbra. – Vattene o non rispondo di me.
     Viola lo cercò un’ultima volta con gli occhi, quel pizzico di ribellione ormai completamente svanito. Infine, si mosse come al rallentatore e uscì dal bagno lasciandolo solo, con un’imbarazzante erezione a premergli contro i calzoni.
     Cazzo.
     Jacopo chiuse gli occhi e inspirò. Non poteva andare avanti così. Sarebbe di certo impazzito.


sabato 15 agosto 2015

SALDI DI FINE ESTATE

Carissimi lettori,
è arrivato Ferragosto e ci si appresta a tornare dalle vacanze. Forse qualcuno deve ancora partire, ma ad ogni modo si spera che il caldo afoso che questa estate ha messo tutti in ginocchio, ora stia per finire. Ebbene, quale momento migliore per fare un regalo a tutti voi, che mi seguite con tanto affetto?
Pertanto, ho deciso di mettere in offerta il mio romanzo storico/erotico "La dama misteriosa". Sarà in vendita a 0,99 €, su tutti i principali ebook store, fino al 30 settembre.
Se c'è qualcuno che ancora non l'ha acquistato e cerca qualcosa da leggere durante gli ultimi giorni di vacanza, questa è l'occasione giusta. ;-)
Per invogliarvi alla lettura vi lascio in compagnia dell'incipit:

Bedfordshire, giugno 1795

Sedeva davanti alla toeletta, le mani posate in grembo in una posa rigida e innaturale. Tremava un poco, ma non perché facesse realmente freddo in quella stanza. Anzi, dalle alte finestre aperte filtrava una piacevole brezza, considerata la stagione.
     Julia sospirò, lanciando un’occhiata ansiosa alla porta che metteva in comunicazione la sua camera da letto con quella di sir Jonathan Drake, il suo sposo. Aveva la gola secca e un rivolo di sudore le scendeva lungo il collo. Non era certa di riuscire a tenere a bada l’agitazione, non la sua prima notte di nozze.
     Si umettò le labbra, tornando a fissare lo specchio davanti a sé ed esaminando per l’ennesima volta la propria figura snella, fasciata in un’impalpabile camicia da notte che poco celava del suo corpo ancora acerbo. Avrebbe desiderato possedere forme più arrotondate e seducenti per poter compiacere meglio il proprio marito; invece era alta, magra e spigolosa, senza alcuna attrattiva.
     Le dita corsero all’acconciatura. I nastri con cui aveva legato i capelli si erano disfatti e ora sgradevoli riccioli ramati sfuggivano al rigido chignon sopra la nuca, dandole un aspetto sciatto e  disordinato. La cameriera si era offerta di scioglierle le lunghe chiome e pettinarle per lei, ma Julia  si era rifiutata. Odiava i suoi capelli color carota e tenerli sciolti sulle spalle sarebbe servito unicamente a farla rassomigliare a uno spaventapasseri.
     Un rumore di passi la fece irrigidire. La porta cigolò aprendosi, mentre Sir Drake faceva il suo ingresso nella stanza nuziale, dopo essersi congedato dagli amici che, giù da basso, avevano brindato in onore degli sposi fino a tarda sera. Jonathan era un giovane di bellezza innegabile. Irradiava una forte mascolinità che a Julia non era certo indifferente. Alto, di corporatura atletica, dimostrava più dei suoi venticinque anni. Quando irruppe all’interno, lo fece con una disinvoltura naturale, certamente pronto ad assolvere i propri doveri coniugali senza la minima esitazione o imbarazzo. Vestiva con eleganza informale, una giacca blu scuro fatta su misura, dei calzoni color crema che lo fasciavano come una seconda pelle e un paio di stivali lucidi. I serici capelli biondi contrastavano con il nero del fazzoletto da collo, annodato in maniera impeccabile.
     – Vediamo di portare a termine il nostro ingrato compito, milady – le disse, lasciandosi cadere su una poltrona per togliersi gli stivali, lo sguardo che percorreva la sua intera figura rischiarata dalla flebile luce di una candela.
     Julia deglutì, seguendo i movimenti bruschi del marito con apprensione. Sembrava irritato e forse anche un po’ brillo. Avrebbe voluto dirgli che per lei non vi era nulla di ingrato in tutto ciò, ma le parole non vollero uscire, costringendola a restare in silenzio.
     Poi lui si chinò a sfilarsi le calze. – Sarò sincero con voi fin dall’inizio: vi ho sposata unicamente perché vi sono stato costretto. Mio padre pensa che la figlia di un duca possa essere un buon affare per me. Tuttavia, non illudetevi. Non sono innamorato di voi, né mai lo sarò.
     – Come fate a dirlo? – Istintivamente Julia ritrovò la voce. Incatenò gli occhi ai suoi, sforzandosi di capire se fosse serio o se quelle parole crudeli fossero il risultato dei troppi bicchieri di vino che si era scolato durante il ricevimento di nozze. – Ancora non sapete nulla di me. Forse, conoscendomi meglio…
     La sua bassa risata la fece irrigidire. – Non vi illudete, milady. Non credo nell’amore e sono convinto che qualsiasi illusione romantica possiate nutrire nei miei confronti sia solo il frutto di fantasie sciocche e infantili.
     Con un movimento repentino, Jonathan si alzò sfilandosi da sopra la testa la candida camicia di lino, per poi abbandonarla sul pavimento insieme al resto degli indumenti. Julia sgranò gli occhi, fissando senza fiato la gloriosa distesa del petto e i capezzoli ritti che risaltavano sulla pelle abbronzata. Poi, le mani di Jonathan scesero sull’allacciatura dei calzoni. Il suo primo istinto fu quello di voltarsi e distogliere lo sguardo, ma si fece forza e rimase inerte, senza muovere un solo muscolo. Si impose di guardarlo mentre si abbassava le braghe sulle cosce muscolose, finché non fu completamente nudo di fronte a lei.
     Allora sentì stringersi lo stomaco e serrò i pugni conficcandosi le unghie nei palmi. L’asta del sesso era lunga e spessa e sembrava crescere sotto il suo sguardo fino a svettare contro i muscoli dell’addome.

     Accorgendosi del suo sbigottimento lui rise di nuovo, piano. – Be’, come vedete sono perfettamente in grado di consumare questa unione, quali che siano i miei sentimenti per voi – Fece una pausa durante la quale Julia ebbe l’impressione che tutto l’ossigeno le venisse risucchiato dai polmoni. – Allora, vogliamo andare a letto?


BRIVIDI AD ALTA QUOTA

Vi informo che oggi sul blog "La mia biblioteca romantica" trovate il mio racconto "Brividi ad alta quota".
Buona lettura e buon ferragosto a tutti!

http://bibliotecaromantica.blogspot.it/2015/08/summer-loving-brividi-ad-alta-quota-di.html?m=0


venerdì 17 luglio 2015

SCANDALOSI LEGAMI - SEDICESIMA PUNTATA

*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.

Erano seduti in cucina, davanti a una tazza di tè fumante, quando udirono la porta d’ingresso sbattere e Viola apparve trafelata, gli occhi arrossati di pianto. Andrea scattò in piedi e le rivolse un’occhiata preoccupata.
     – Dove diavolo sei stata? – tuonò, passandosi le dita tra i capelli. Diana comprese che quello era il suo modo di esprimere l’ansia, l’agitazione. Che Mr. Perfezione avesse dei punti deboli come tutti i comuni mortali? Quel pensiero la fece sorridere.
     – Calmati, Andrea – lo rabbonì, alzandosi a sua volta. – Viola mi sembra piuttosto scossa. Cosa ti è successo, tesoro? Vuoi dircelo?
     Le si avvicinò piano, con cautela, e lei le indirizzò uno sguardo diffidente. – Professoressa Ricci, cosa ci fa qui? – La sua testolina bionda scattò in direzione del padre. – L’hai chiamata tu?
     Andrea fece per risponderle, ma Diana lo bloccò in tempo sollevando una mano. – Tuo padre era molto preoccupato per te, Viola – le disse in tono pacato. Una cosa che aveva imparato lavorando con gli adolescenti era che alzare la voce non serviva. Si otteneva molto di più se si cercava di capirli, ascoltandoli.
     Infatti, Viola parve ritrovare la calma. Si mordicchiò piano il labbro, spostando il peso da un piede all’altro. – Non avrebbe dovuto chiamarla. Insomma, non è successo nulla. Sono solo stufa di essere trattata come una ragazzina e la sua presenza qui non aiuta. Se mio padre è preoccupato, potrebbe provare a parlare con me, invece di telefonare ai miei insegnanti. Non ho bisogno di una baby-sitter.
     Diana le indirizzò un sorriso rassicurante. Viola non aveva tutti i torti. Andrea avrebbe potuto sforzarsi un po’ di più e instaurare con lei un dialogo. Ma gli uomini a volte erano delle frane e lui non faceva eccezione. – Lungi da me farti da baby-sitter! Credimi, è già complicato essere la tua insegnante di italiano.
     Buttarla sul ridere fu un bene. Viola si rilassò ulteriormente e le indirizzò una smorfia divertita. – Mi spiace che mio padre l’abbia fatta venire fino a qui. Non è che poi si vendicherà su di me, con un’interrogazione su Dante, vero?
     Diana rise piano. – Mmm… perché no? Potrebbe essere un’idea.
     – Ehi, che ne dici di invitare la professoressa a cena? Visto che l’abbiamo scomodata, facciamoci perdonare – Diana apprezzò il goffo tentativo di Sartori di mettere una pezza sul guaio che aveva combinato, ma Viola non sembrò essere dello stesso parere. Si irrigidì all’istante.
     – Tu l’hai scomodata – lo corresse puntandogli contro un dito accusatore. – E comunque io non ho fame.



     Viola uscì dalla cucina a passo spedito e andò a chiudersi in camera sua. Sentirono la chiave girare nella serratura, come se la ragazza intendesse chiudere il mondo fuori. Sentì Andrea imprecare sottovoce e gli lanciò un’occhiataccia. – Dovresti sforzarti di parlare un po’ di più con lei – lo rimproverò.
     Lui inarcò un sopracciglio. – E come? Hai visto anche tu che non mi ascolta.
     – Forse perché invece di ascoltarla ti comporti da prevaricatore. Non ci sai proprio fare con gli adolescenti, vero?
     – Be’, è per questo che ho chiesto a te di venire, giusto?
     Diana alzò gli occhi al cielo. Andrea Sartori era una testa dura. Ma lei sapeva essere ancora più testarda di lui, all’occorrenza. – Io sono solo la sua insegnante. Non posso sostituire sua madre e neppure suo padre. Dovete risolverla tra voi.
     Andrea imprecò di nuovo, scagliando un pugno contro la parete. Sussultò per il dolore, ma poi parve calmarsi. – Secondo te che cos’ha? Non credo che sia solo arrabbiata perché ho criticato il suo modo di vestirsi. Mi è sembrata… infelice. Molto infelice.
     Diana sospirò. – E se fosse innamorata? Ci hai pensato? Alla sua età capita di prendersi cotte impossibili per qualcuno di irraggiungibile. O magari ha semplicemente litigato col suo ragazzo.
     – Cazzo, no! – Andrea la guardò allarmato. – Ha solo diciotto anni.
     Le scappò un sorrisino. – Tu quanti anni avevi quando hai messo incinta sua madre?
     Si rese conto troppo tardi di aver detto la cosa sbagliata. Vide Andrea impallidire di colpo. – Non sarà incinta, vero? Dio mio, dimmi di no! Se scopro che qualcuno si è portato a letto mia figlia, io…
     Diana si schiarì la voce. – Non era questo che intendevo. Viola è una brava ragazza. Non l’ho mai vista pomiciare con un compagno nel cortile della scuola o…
     – Dio, non dirlo manco per scherzo!
     – Però non ci sarebbe niente di male se fosse innamorata, no? Succede a tutti, prima o poi.
     Andrea prese nuovamente a pugni la parete, negli occhi una luce pericolosa. – Non a mia figlia. Detesto l’idea che si rovini la vita come è successo a sua madre. Non potrei sopportarlo.
     Diana avrebbe voluto fargli notare che la madre di Viola non si era rovinata proprio niente. Era semplicemente scomparsa, fregandosene di quella povera ragazza e pensando solo alla propria carriera di modella. Ma non lo fece. Si limitò a una scrollata di spalle. – Bene, si è fatto tardi. È meglio che vada.
     – Non andartene – Andrea la bloccò, imprigionandola contro il muro. – Resta con me stanotte. Ho bisogno di te.



     – Non posso, lo sai.
     – Cosa devo fare con te? Supplicarti?
     – Non servirebbe.
     Gli occhi di Andrea erano pozze ardenti. Diana percepiva la sua collera, profonda e strisciante, ma non poteva farci nulla. Stavolta era intenzionata a non cedere. Inaspettatamente lui le passò una mano intorno alla vita e avvicinò la testa alla sua. – Ti prego – le disse con una voce calda e roca. – Ne ho un bisogno disperato.
     Dio mio, provava lo stesso bisogno anche lei. Strinse i pugni, conficcandosi le unghie nei palmi per mantenere il controllo sulle proprie, stupide pulsioni. Ma lui agì in maniera scorretta: allargò le mani sulle sue natiche, facendola aderire contro il proprio pene già turgido. Sarebbe bastato così poco. La tentazione di strofinarsi contro di esso e allargare le cosce per lui era talmente forte e pressante da procurarle un dolore fisico.
     – Andrea, no – ebbe la forza di dire. – Lasciami andare.

     E lui la lasciò. Per un secondo Diana provò una sensazione di abbandono insopportabile. Ma strinse i denti, allontanandosi di qualche passo. – Mi spiace – bisbigliò, infine. – Credimi, mi dispiace tanto.

giovedì 9 luglio 2015

SCANDALOSI LEGAMI - QUINDICESIMA PUNTATA

*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.

– Non risponde al telefono – Andrea imprecò sottovoce e rivolse uno sguardo allarmato a Diana. – È la decima volta che provo, ma niente. Non vuole parlarmi.
     – Adesso non fasciarti la testa, Andrea – Diana gli posò una mano sulla spalla. I muscoli erano in tensione, la schiena rigida. Sembrava stesse per scattare da un momento all’altro. – Vedrai che andrà tutto bene. I ragazzi dell’età di Viola hanno spesso reazioni di questo tipo. È normale.
     Lui inspirò piano, le dita sepolte nei capelli arruffati. – Non Viola. Lei non mi ha mai dato nessun problema, prima d’ora. Non riesco a capire cosa le stia capitando.
     – Sua madre cosa ne pensa? Ne avete parlato?
     Andrea si irrigidì ancora di più. – Sua madre non si cura di lei. È troppo presa dalle sue cazzo di sfilate.
     Diana sospirò. Non riusciva a credere che una madre potesse disinteressarsi a tal punto della propria figlia. Questo non era normale. Ma se lo tenne per sé e continuò ad accarezzare la spalla di Andrea con fare rassicurante, anche se quel semplice contatto le provocava una strana sensazione alla bocca dello stomaco.
     Accidenti! Ripigliati, Diana. Non sei più un’adolescente in tempesta ormonale!
     – Come vi siete conosciuti tu e la madre di Viola? – la domanda le uscì spontanea, senza che riuscisse a controllarsi.
     Lui parve rilassarsi un poco sotto il tocco delle sue mani. Chiuse gli occhi e rispose: – Frequentavamo lo stesso liceo. Lisa era la ragazza più bella dell’intero istituto e io ero un ragazzo di diciotto anni, arrapato più che mai. Finire a letto con lei è stato inevitabile. Quello che avrei dovuto evitare è stato metterla incinta, ma a quell’età si è spesso un po’ incoscienti.
     Diana lo corresse: – Parecchio incoscienti.
     Il suo sorriso sghembo le fece tremare le ginocchia e fu un bene che fosse seduta su un lettino a bordo piscina. Andrea le sfiorò la mano con la propria. – D’accordo. Sono stato un coglione, non posso che darti ragione.
     – Ehi, io non ho detto…
     – Ma l’hai pensato.
     Diana represse un sorrisino. In effetti… – Comunque è stato lodevole da parte tua prenderti le tue responsabilità e occuparti di Viola.



     Andrea le rivolse uno sguardo tale da scombussolarla. I suoi occhi erano così grandi e così azzurri. Ci si poteva perdere dentro. – Non avevo alternative. Dopo la maturità, Lisa ha deciso di intraprendere la carriera di modella. Sfilare in passerella era l’unica cosa che le interessava e io non me la sentivo di abbandonare Viola in un istituto. Lei non aveva colpa se io e sua madre siamo stati degli irresponsabili.
     – Certo che no – Diana riprese a massaggiargli le spalle, strappandogli un piccolo gemito di piacere. – Ma non tutti i padri si sarebbero fatti dei problemi a riguardo. Credimi, nella mia carriera di insegnante ne ho viste tante. Troppe, oserei dire.
     Lui appoggiò la schiena a quella di lei, abbandonandosi completamente. Le mani di Diana prudevano dalla voglia di toccarlo più intimamente, ma non poteva. Non doveva cedere all’irrazionale attrazione che c’era tra loro.
     – Posso farti una domanda personale? – La voce di Andrea era calda contro il suo orecchio.
     – Dimmi.
     – Com’è che sei ancora single? Voglio dire… una donna come te dovrebbe far gola a molti uomini.
     Diana sentì un piacevole calore diffondersi nel suo cuore. Doveva essere qualcosa di simile alla felicità, pensò con le lacrime agli occhi. – Tu mi sopravvaluti, Andrea Sartori. In realtà sono una donna piuttosto comune, con il carattere da vecchia zitella.
     – Comune tu? – Andrea ridacchiò come se avesse appena sentito un’assurdità, il che le procurò un’altra ondata di calore. – Diana, tu non hai niente di comune. Sei intelligente, di buon cuore e dannatamente sexy. Solo un pazzo non lo noterebbe.
     Lei non poté evitare di arrossire come una scolaretta. – Be’, allora il mondo è pieno di pazzi. E ora smettila di adularmi. Ti aiuterò lo stesso con Viola.
     – Ehi, io non stavo… – Il tono di Andrea era oltraggiato. Tuttavia, Diana non gli credette. Non era possibile che pensasse davvero quelle cose di lei. In realtà, trovava già strano che lui si sentisse attratto sessualmente dalla sua persona.
     – Torniamo a Viola, adesso – lo interruppe con un gesto della mano. – Secondo te, dove può essere andata?
     Andrea imprecò sottovoce. – Non ne ho la più pallida idea. Neppure Daniela l’ha vista. L’ho chiamata per sapere se era da lei, ma niente – Sollevò su Diana uno sguardo deluso e fece per alzarsi. – Vieni, entriamo in casa. Si sta gelando qui fuori e abbiamo bisogno entrambi di qualcosa di caldo da bere. Ti offro un tè.
     Diana era terribilmente tentata. – Non dovrei…

     – Suvvia, professoressa Ricci. Non rovinerò la sua reputazione. Ha la mia parola.


domenica 5 luglio 2015

SCANDALOSI LEGAMI - QUATTORDICESIMA PUNTATA

In un attimo Viola si ritrovò stesa sul divano, il corpo muscoloso di Jacopo premuto contro il proprio e le bocche che si divoravano a vicenda. Lui fece scivolare la sua lingua su quella di lei schiacciando il proprio bacino contro il suo.
     Viola era su di giri. Voleva di più. Un contatto più intimo, più profondo. Sollevò una gamba, avvinghiandola a quella di Jacopo, il cuore che danzava una samba nel suo petto. Non aveva mai provato nulla di simile in precedenza. Era completamente stordita. Esitante, cominciò a muovere la sua mano su di lui, sfiorando appena l’orlo della maglietta. Lasciò scorrere le dita sulla pelle nuda, incredibilmente calda, facendogli sentire il tocco leggero delle unghie.
     Jacopo si lasciò sfuggire un sibilo e il suo petto cominciò a sollevarsi e abbassarsi a un ritmo più frenetico.
     Era lei a fargli quell’effetto? Viola non lo sapeva. Era cosciente solo della bocca di lui che si muoveva sulla propria e dei fremiti che sentiva al basso ventre, come se avesse avuto mille farfalle nello stomaco che svolazzavano indisturbate. Ogni suo pensiero coerente si concentrò laddove si incontravano le loro labbra; quel punto di contatto era sufficiente a farle provare brividi d’eccitazione in tutto il corpo.
     Aveva già baciato qualche ragazzo prima, ma non era stato così. Si era trattato di baci frettolosi, privi d’esperienza, che non avevano innescato nessun fuoco d’artificio nel suo cuore. A un tratto Jacopo si staccò da lei. – Viola – mormorò, la voce che sembrava di cartavetrata. – Mi stai facendo impazzire.



     La sua mano si infilò tra i suoi capelli e scivolò lenta lungo la mandibola. Poi lui si chinò di nuovo in avanti per baciarla ancora e Viola si ritrovò a desiderare che le loro labbra restassero così per sempre: premute l’una contro l’altra. La bocca di Jacopo si aprì e lei rabbrividì nuovamente, nel sentire il suo sapore dolce di menta, il respiro mischiato al proprio. Stavolta le sue labbra si mossero più lentamente, quasi con tenerezza, come se lui volesse assaporarla piano, senza fretta. Infine, Jacopo si sollevò e rotolò su un fianco, il fiato corto.
     – Non possiamo farlo – Le sue parole le risultarono sgradevoli come un pugno nello stomaco. Viola cercò di impossessarsi di nuovo della sua bocca, ma si ritrovò immobilizzata dalle sue braccia.
     – Perché no?
     Lui sospirò. – Viola, sono il tuo insegnante di inglese.
     – Non lo dirò a nessuno, te lo giuro.
     Una risatina roca gli uscì dalle labbra tese. – Non è questo il punto. Tu sei una ragazzina ed io un uomo. Non intendo approfittarmi di te e della tua ingenuità. Non sarebbe giusto.
     – Stai cercando di dirmi che sono troppo piccola? Non lo sono, dannazione! Ho già diciotto anni. Sono adulta, ormai.
     Jacopo si tirò su a sedere, passandosi una mano tra i capelli. – Adulta? – Un’altra risata spezzò il silenzio. – Ti è successo altre volte di rotolarti su un divano con un uomo?
     Lei si sentì ferita da quelle parole, ma non lo diede a vedere. Sollevò il mento, sfidandolo con lo sguardo. – Non sei il primo che bacio, se è questo che ti stai domandando.
     – Viola, se non mi fossi fermato non ci saremmo limitati a dei baci. Capisci quel che intendo dire, vero?
     Lei si morse il labbro. Sì, lo capiva. Avrebbero finito per fare l’amore. Era pronta per un passo del genere? Non lo sapeva. Ma sapeva di non voler rinunciare a lui. Non dopo che aveva assaggiato la dolcezza di quelle labbra. – Giulietta aveva quattordici anni quando fece l’amore per la prima volta – disse la prima cosa che le venne in mente. Sapeva che era una frase stupida, ma non le importò.
     Jacopo le rivolse uno sguardo serio. – Già. E sappiamo tutti com’è finita. Viola, tu mi piaci da morire. Ma proprio per questo non me la sento di incasinare le cose tra noi. Non voglio che tu bruci le tappe. Dovresti frequentare i ragazzi della tua età e fare le esperienze che fanno di solito le tue coetanee.
     All’improvviso lei sentì un peso sullo stomaco. Che cosa intendeva dirle? Che se non fosse stata vergine, non ci sarebbe stato alcun problema? Perse il controllo. – Basta! – urlò, alzandosi all’improvviso dal divano. – Sono stufa di essere trattata come una bambina!

     Ignorò i tentativi di Jacopo di calmarla. Si diresse alla porta e uscì sbattendola con forza, il cuore che le rimbalzava nel petto. Lacrime di rabbia le bruciavano gli occhi. Non riusciva neppure a vedere dove andava e per poco non inciampò nelle scale. Tuttavia, non si voltò indietro. Continuò a correre finché non si ritrovò in strada. Da sola.