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Grazie di cuore.
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mercoledì 5 febbraio 2020
giovedì 13 giugno 2019
COVER REVEAL
Finalmente ho cover e sinossi definitiva del mio romanzo in uscita il 9 luglio.
Sean De Luca è un uomo pericoloso, un ex galeotto. Ha
fatto fortuna diventando il braccio destro di un boss della mafia di New York.
Spietato, vendicativo, usa le donne solo per divertirsi, e si guarda bene dal
farle restare nel suo letto per più di una notte. Ma qualcosa dentro di lui
cambia quando conosce Sonya Markova. Sonya ha una vita ben diversa dalla sua: è
felice, innanzitutto. Ha una famiglia che la adora e un fidanzato innamorato.
Ma un giorno succede l’imprevedibile e la sua esistenza cambia per sempre:
finisce nelle mani di una banda di narcotrafficanti, rapita per errore. La spirale
di violenza di un mondo che non le appartiene sta per inghiottirla per sempre, ma
Sean rimane così affascinato da lei da mettere in discussione, per la prima
volta, ciò che gli viene ordinato. E il destino di entrambi potrebbe cambiare
per sempre.
sabato 28 luglio 2018
ROMANCE BOOK RECENSISCE TUTTO DI NOI
Un'altra stupenda recensione da parte di Romance Book. Ringrazio il blog anche per la card.
https://romancebook2016.wordpress.com/2018/07/27/tutto-di-noi-laura-gay/
https://romancebook2016.wordpress.com/2018/07/27/tutto-di-noi-laura-gay/
venerdì 10 novembre 2017
SCANDALOSI LEGAMI - PRESTAVOLTO
Tempo fa mi sono divertita a creare delle card coi prestavolto di Scandalosi legami. Volete vederle? Eccole. ;-)
lunedì 23 ottobre 2017
TUTTO PER TE - L'AMBIENTAZIONE
Ciao a tutti,
vi avevo promesso qualche anticipazione sul romanzo che uscirà a marzo, giusto? Ebbene, oggi vi parlerò dell'ambientazione.
La storia di Fiamma e Massimo si svilupperà tra Genova e il Sussex, una contea in Inghilterra. Precisamente i nostri personaggi soggiorneranno a Buckhurst Park, la tenuta dei conti De la Warr.
Una piccola curiosità: questa tenuta esiste realmente, mi ci sono ispirata per la mia ambientazione e me ne sono anche un po' innamorata.
Buckhurst Park si trova per l'esattezza nell'East Sussex, nella campagna inglese. Si tratta del luogo in cui è cresciuto il nostro protagonista; una tenuta di antiche origini, appartenente a una famiglia aristocratica che vanta tra i suoi antenati un cugino da parte di madre della regina Elisabetta I d'Inghilterra.
Niente male, eh? ;-)
Questa antica tenuta ha l'aspetto di un castello ed è circondato da fantastici giardini e un immenso parco con ben quattro laghi dove è possibile pescare. Nella realtà, la tenuta si può prenotare per eventi come matrimoni, seminari o meeting. Inoltre ospita molti animali da fattoria, tra cui pecore, maiali e pony di razza.
Allora, vi siete innamorati anche voi di questo posto? Spero proprio di sì.
vi avevo promesso qualche anticipazione sul romanzo che uscirà a marzo, giusto? Ebbene, oggi vi parlerò dell'ambientazione.
La storia di Fiamma e Massimo si svilupperà tra Genova e il Sussex, una contea in Inghilterra. Precisamente i nostri personaggi soggiorneranno a Buckhurst Park, la tenuta dei conti De la Warr.
Una piccola curiosità: questa tenuta esiste realmente, mi ci sono ispirata per la mia ambientazione e me ne sono anche un po' innamorata.
Buckhurst Park si trova per l'esattezza nell'East Sussex, nella campagna inglese. Si tratta del luogo in cui è cresciuto il nostro protagonista; una tenuta di antiche origini, appartenente a una famiglia aristocratica che vanta tra i suoi antenati un cugino da parte di madre della regina Elisabetta I d'Inghilterra.
Niente male, eh? ;-)
Questa antica tenuta ha l'aspetto di un castello ed è circondato da fantastici giardini e un immenso parco con ben quattro laghi dove è possibile pescare. Nella realtà, la tenuta si può prenotare per eventi come matrimoni, seminari o meeting. Inoltre ospita molti animali da fattoria, tra cui pecore, maiali e pony di razza.
Allora, vi siete innamorati anche voi di questo posto? Spero proprio di sì.
sabato 14 ottobre 2017
NEWS - IN USCITA A MARZO
Ciao a tutti,
vi segnalo una novità: a marzo uscirà il mio prossimo romanzo, edito da Newton Compton Editori. Il titolo sarà TUTTO PER TE e avrà per protagonisti due personaggi che, chi ha letto Mille notti di te e di me già conosce.
Sto parlando di Fiamma e Massimo.
Pronti a leggere la loro storia? Lo so, manca ancora un po' all'uscita, ma nel frattempo cercherò di postare alcune curiosità sul romanzo e sui suoi personaggi. Quindi, restate sintonizzati sui miei canali.
A questo proposito, vi ricordo che mi trovate sulla mia pagina Facebook, qui:
https://www.facebook.com/laura.gay.writer?skip_nax_wizard=true&ref_type=page_profile_button
Su Twitter: https://twitter.com/lauragay19?cn=cHN0Zg%3D%3D&refsrc=email
Su YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCl2EKOAYAdz5SxC9H6pejEg
E su Instagram: https://www.instagram.com/lauragayautrice/
A presto!
vi segnalo una novità: a marzo uscirà il mio prossimo romanzo, edito da Newton Compton Editori. Il titolo sarà TUTTO PER TE e avrà per protagonisti due personaggi che, chi ha letto Mille notti di te e di me già conosce.
Sto parlando di Fiamma e Massimo.
Pronti a leggere la loro storia? Lo so, manca ancora un po' all'uscita, ma nel frattempo cercherò di postare alcune curiosità sul romanzo e sui suoi personaggi. Quindi, restate sintonizzati sui miei canali.
A questo proposito, vi ricordo che mi trovate sulla mia pagina Facebook, qui:
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A presto!
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domenica 24 settembre 2017
LA DAMA MISTERIOSA - INCIPIT
Carissimi lettori,
oggi vi propongo l'incipit di un altro mio romance storico. Se avete amato La contessa delle tenebre, non potete di certo lasciarvi sfuggire La dama misteriosa. Ritroverete l'affascinante sir Drake, personaggio secondario nel primo romanzo, che qui diventa protagonista assoluto. E conoscerete Julia, una donna che si mette in gioco per ottenere ciò che desidera da tutta una vita: l'amore di suo marito.
TRAMA:
Londra, 1805. Sir Jonathan Drake, baronetto impiegato presso i servizi segreti britannici, ha sempre rifuggito l’amore. Ma quando incrocia lo sguardo di una misteriosa e seducente dama con un abito provocante, in un palco all’Opera, se ne invaghisce all’istante.
Quella donna lo affascina e lo turba nel profondo; non ha riconosciuto in lei l’insignificante creatura che ha sposato dieci anni prima e poi dimenticato, relegandola nella sua dimora di campagna.
Ora quella fanciulla timida e impaurita si è trasformata in una donna ammaliante e sensuale, pronta a riprendersi ciò che lui le ha negato. E tutto a un tratto, Drake non desidera altro che prenderla fra le braccia e amarla appassionatamente. Ma le umiliazioni da lei subite, in tutti quegli anni di solitudine, non sono così facili da dimenticare e lui dovrà lottare assiduamente per riconquistarla. Anche se per farlo dovrà mettere a rischio il proprio cuore.
Quella donna lo affascina e lo turba nel profondo; non ha riconosciuto in lei l’insignificante creatura che ha sposato dieci anni prima e poi dimenticato, relegandola nella sua dimora di campagna.
Ora quella fanciulla timida e impaurita si è trasformata in una donna ammaliante e sensuale, pronta a riprendersi ciò che lui le ha negato. E tutto a un tratto, Drake non desidera altro che prenderla fra le braccia e amarla appassionatamente. Ma le umiliazioni da lei subite, in tutti quegli anni di solitudine, non sono così facili da dimenticare e lui dovrà lottare assiduamente per riconquistarla. Anche se per farlo dovrà mettere a rischio il proprio cuore.
PROLOGO
Bedfordshire, giugno 1795
Sedeva davanti alla toeletta, le
mani posate in grembo in una posa rigida e innaturale. Tremava un poco, ma non
perché facesse realmente freddo in quella stanza. Anzi, dalle alte finestre
aperte filtrava una piacevole brezza, considerata la stagione.
Julia sospirò, lanciando un’occhiata
ansiosa alla porta che metteva in comunicazione la sua camera da letto con
quella di sir Jonathan Drake, il suo sposo. Aveva la gola secca e un rivolo di
sudore le scendeva lungo il collo. Non era certa di riuscire a tenere a bada
l’agitazione, non la sua prima notte di nozze.
Si umettò le labbra, tornando a fissare lo
specchio davanti a sé ed esaminando per l’ennesima volta la propria figura
snella, fasciata in un’impalpabile camicia da notte che poco celava del suo
corpo ancora acerbo. Avrebbe desiderato possedere forme più arrotondate e
seducenti per poter compiacere meglio il proprio marito; invece era alta, magra
e spigolosa, senza alcuna attrattiva.
Le dita corsero all’acconciatura. I nastri
con cui aveva legato i capelli si erano disfatti e ora sgradevoli riccioli
ramati sfuggivano al rigido chignon sopra la nuca, dandole un aspetto sciatto e
disordinato. La cameriera si era offerta
di scioglierle le lunghe chiome e pettinarle per lei, ma Julia si era rifiutata. Odiava i suoi capelli color
carota e tenerli sciolti sulle spalle sarebbe servito unicamente a farla
rassomigliare a uno spaventapasseri.
Un rumore di passi la fece irrigidire. La
porta cigolò aprendosi, mentre Sir Drake faceva il suo ingresso nella stanza
nuziale, dopo essersi congedato dagli amici che, giù da basso, avevano brindato
in onore degli sposi fino a tarda sera. Jonathan era un giovane di bellezza
innegabile. Irradiava una forte mascolinità che a Julia non era certo
indifferente. Alto, di corporatura atletica, dimostrava più dei suoi
venticinque anni. Quando irruppe all’interno, lo fece con una disinvoltura naturale,
certamente pronto ad assolvere i propri doveri coniugali senza la minima
esitazione o imbarazzo. Vestiva con eleganza informale, una giacca blu scuro
fatta su misura, dei calzoni color crema che lo fasciavano come una seconda
pelle e un paio di stivali lucidi. I serici capelli biondi contrastavano con il
nero del fazzoletto da collo, annodato in maniera impeccabile.
– Vediamo di portare a termine il nostro
ingrato compito, milady – le disse, lasciandosi cadere su una poltrona per
togliersi gli stivali, lo sguardo che percorreva la sua intera figura
rischiarata dalla flebile luce di una candela.
Julia deglutì, seguendo i movimenti
bruschi del marito con apprensione. Sembrava irritato e forse anche un po’
brillo. Avrebbe voluto dirgli che per lei non vi era nulla di ingrato in tutto
ciò, ma le parole non vollero uscire, costringendola a restare in silenzio.
Poi lui si chinò a sfilarsi le
calze. – Sarò sincero con voi fin dall’inizio: vi ho sposata unicamente perché
vi sono stato costretto. Mio padre pensa che la figlia di un duca possa essere
un buon affare per me. Tuttavia, non illudetevi. Non sono innamorato di voi, né
mai lo sarò.
– Come fate a dirlo? – istintivamente
Julia ritrovò la voce. Incatenò gli occhi ai suoi, sforzandosi di capire se
fosse serio o se quelle parole crudeli fossero il risultato dei troppi
bicchieri di vino che si era scolato durante il ricevimento di nozze. – Ancora
non sapete nulla di me. Forse, conoscendomi meglio…
La sua bassa risata la fece irrigidire. –
Non vi illudete, milady. Non credo nell’amore e sono convinto che qualsiasi
illusione romantica possiate nutrire nei miei confronti sia solo il frutto di
fantasie sciocche e infantili.
Con un movimento repentino, Jonathan si
alzò sfilandosi da sopra la testa la candida camicia di lino, per poi
abbandonarla sul pavimento insieme al resto degli indumenti. Julia sgranò gli
occhi, fissando senza fiato la gloriosa distesa del petto e i capezzoli ritti
che risaltavano sulla pelle abbronzata. Poi, le mani di Jonathan scesero
sull’allacciatura dei calzoni. Il suo primo istinto fu quello di voltarsi e
distogliere lo sguardo, ma si fece forza e rimase inerte, senza muovere un solo
muscolo. Si impose di guardarlo mentre si abbassava le braghe sulle cosce
muscolose, finché non fu completamente nudo di fronte a lei.
Allora sentì stringersi lo stomaco e serrò
i pugni conficcandosi le unghie nei palmi. L’asta del sesso era lunga e spessa
e sembrava crescere sotto il suo sguardo fino a svettare contro i muscoli
dell’addome.
Accorgendosi del suo sbigottimento lui
rise di nuovo, piano. – Be’, come vedete sono perfettamente in grado di
consumare questa unione, quali che siano i miei sentimenti per voi – Fece una
pausa durante la quale Julia ebbe l’impressione che tutto l’ossigeno le venisse
risucchiato dai polmoni. – Allora, vogliamo andare a letto?
* * *
Jonathan cercò di fare tutto il
più velocemente possibile. Julia era stretta e si agitava sotto di lui,
rendendo più complicati gli affondi. Aveva provato a eccitarla accarezzandola
fra le cosce, ma lei si era immediatamente irrigidita, scalciando per spingerlo
via e mettendosi a piangere.
Sospettava che fosse frigida.
Imprecò sottovoce mentre si ritraeva per
penetrarla ancor più in profondità, ignorando le sue lacrime. Ecco perché
odiava le vergini e si guardava bene dall’andare a letto con una donna che non
avesse una certa esperienza. Julia lo stava facendo sentire un bruto e quello
era, senza ombra di dubbio, l’amplesso più insoddisfacente della sua vita.
– Non durerà ancora a lungo – le sussurrò,
muovendosi più in fretta. – Vi avrei evitato tutto questo, ma la nostra unione
non sarebbe stata legale altrimenti.
In risposta udì un altro singhiozzo
sommesso.
Jonathan giurò a se stesso che quella
sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe posseduto la moglie. Forse, se e
quando gli fosse venuta voglia di mettere al mondo un erede, avrebbe ripetuto
l’esperienza. Ma non prima di allora. Per un attimo sperò che lei rimanesse
subito incinta, così da non doversene occupare più.
Con un basso ringhio riversò il proprio
seme dentro di lei e rotolò via, ansimando leggermente. Lei rimase immobile, a
fissare il soffitto sopra le loro teste come una vergine sacrificale. Be’,
vergine non lo era più a ogni modo. Jonathan si sollevò su un gomito e la fissò
accigliato. – Domani partirò per Londra e non mi vedrete per molto tempo, mi
avete capito?
Lei sgranò i suoi occhioni verdi,
mordicchiandosi il labbro inferiore. – Londra? Per quale motivo?
– Ho deciso che vivremo separati, così voi
non dovrete sopportare la mia presenza né io la vostra. Sarà molto meglio per
entrambi.
Si aspettava di sentirla sospirare di
sollievo, ma non fu così. Julia rimase rigida e impettita. Cominciava a credere
che quello fosse il suo stato naturale. Jonathan si schiarì la voce. –
Ascoltatemi, Julia. Non dovete preoccuparvi. Mi occuperò del vostro
mantenimento e di tutto ciò di cui potreste avere bisogno. Non vi mancherà mai
nulla.
Lacrime silenziose ripresero a scendere
lungo le sue guance pallide.
Perché
diavolo piangeva adesso?
Stufo di sopportare tutto ciò, Jonathan si
alzò e si rivestì senza dedicarle un’altra occhiata. – Addio, Julia – disse
infine, varcando la porta.
Sbatté l’uscio con forza alle sue spalle,
lasciandosi dietro una ragazzina in lacrime e una notte da dimenticare. Per
fortuna, era tutto finito.
1
Londra, maggio 1805
Le donne lo affascinavano.
Soprattutto quelle dissolute, prive di inibizioni. Era intrigato dal loro modo
di sedurre, mettendo in mostra i seni voluttuosi attraverso le scollature degli
abiti mentre agitavano i propri ventagli davanti al viso imbellettato.
Jonathan Drake si mosse sulla poltroncina,
lo sguardo rivolto al palco privato in cui sedevano due dame attraenti, intente
a seguire rapite l’esibizione del tenore. Una delle due aveva lunghi capelli
bruni, intrecciati con fili di perle che ne risaltavano la lucentezza. Era una
delle più famose cortigiane di tutta Londra e la conosceva piuttosto bene.
L’altra invece era per lui un vero mistero. La colse nell’atto di sventolarsi
languidamente il viso delicato, arrossato dal caldo, mentre alcune ciocche dei
setosi capelli ramati le sfioravano il collo sottile. Era certo di non aver mai
visto una donna più sensuale e conturbante di quella.
Un brivido caldo gli scese lungo la
schiena quando lo sguardo gli cadde sulla porzione di carne opulenta, contenuta
a stento nel corpetto dell’abito color smeraldo che ben si intonava al colore
dei suoi occhi. La scollatura era dannatamente generosa e gli provocò
un’erezione improvvisa che premeva in modo imbarazzante contro i suoi calzoni
aderenti.
Strattonò il fazzoletto da collo
allentandolo.
Era una sua impressione o lì dentro si
soffocava?
Tornò a osservare quell’ammaliante
creatura domandandosi chi potesse essere. Di certo non un membro del ton, a giudicare dalla compagnia che si
era scelta e dal vestito audace che indossava. Tuttavia, non sembrava neppure
una demi-mondaine, con quei grandi
occhi da cerbiatta impaurita che saettavano a destra e a sinistra, quasi nel
tentativo di prendere familiarità con un ambiente a lei poco consono.
Forse era una parente di Madame Dubois,
giunta da fuori Londra per tenerle compagnia. A ogni modo doveva scoprirlo. Era
giusto in cerca di una nuova amante e quella sembrava fare proprio al caso suo:
bella come una dea, pareva coniugare innocenza e spregiudicatezza in un’unica
persona.
Ne era inevitabilmente affascinato.
All’improvviso, la dama misteriosa si
protese in avanti sollevando il binocolo per mettere meglio a fuoco i cantanti
d’opera sul palcoscenico. Nel farlo, i suoi seni deliziosi premettero contro la
stoffa del corpetto e Jonathan fu quasi certo di intravedere le punte rosee dei
capezzoli.
Deglutì, allungando le gambe alla ricerca
di una posizione più comoda.
Dio, il suo sesso era diventato talmente
duro da risultare doloroso.
Quella donna aveva un seno stupendo, pieno
e delle dimensioni giuste. Gli toglieva il fiato. Si rese conto di non riuscire
a staccare lo sguardo da lei, dalla curva aggraziata delle spalle nude, dalla
sua pelle di porcellana o da quelle labbra turgide e seducenti, incurvate in un
autentico sorriso.
– Sapete per caso chi sia la donna in
compagnia di Madame Dubois? – chiese all’amico che gli sedeva di fianco. Roger Fisher,
visconte Dillon, era al suo pari un gran intenditore di bellezze femminili e
aveva un discreto numero di conoscenze nell’ambiente del demi-monde. Distolse lo sguardo dal palcoscenico, la fronte
leggermente corrugata, e lo rivolse alla dama in questione. Un fischio
d’ammirazione gli sfuggì dalle labbra.
– Non ne ho idea, ma è indubbiamente una
signora di gran fascino.
Jonathan annuì. – Devo esserle assolutamente presentato. Durante
l’intervallo andrò a porgere i miei saluti a Cecile.
Roger lo osservò di sbieco, negli occhi
una luce maliziosa. – Non perdi tempo, vedo. Hai lasciato la tua ultima amante
solo una settimana fa e già ti stai guardando intorno?
– Sai che non riesco a stare lontano dalle
sottane, amico mio – ribatté lui, divertito. – Amanda si era fatta troppo
possessiva e ho dovuto porre fine alla nostra relazione. Ma questo non vuol
dire che debba condurre una vita da monaco, ti pare?
Roger sogghignò e tornò a concentrarsi
sullo spettacolo. Jonathan lo imitò, o almeno ci provò. Gli parve fosse
trascorsa un’eternità quando finalmente l’orchestra smise di suonare e i
cantanti si ritirarono dietro le quinte per l’intervallo. Scattò in piedi,
precipitandosi fuori in direzione del foyer,
dove aveva intravisto l’abito color smeraldo della dama misteriosa. Non l’aveva
persa d’occhio dall’esatto momento in cui era calato il sipario. La sentì
ridere per una battuta sussurratale all’orecchio da un ammiratore, mentre
piegava il capo all’indietro esponendo il lungo collo pallido alla vista dei
presenti. La sua risata roca, di gola, gli fece venire i brividi. Quella donna
era un concentrato di sensualità. Si chiese come sarebbe stato averla a propria
disposizione, nuda in un letto.
–
Buonasera, Cecile – disse avanzando con passi indolenti, un sorriso ironico
stampato sul viso. – Che piacere vedervi.
Madame Dubois lo studiò da sotto le ciglia
abbassate. Ebbe l’impressione di notare un guizzo di malizia in quegli occhi di
un intenso blu notte, ma fu solo un attimo. Subito dopo gli stava porgendo la
mano guantata, con grazia. – Sir Drake, il piacere è tutto mio. Posso
presentarvi mia cugina, madame Juliette Morin? Si trova a Londra da pochi
giorni e ancora non conosce nessuno qui.
In quell’istante la dama misteriosa si
voltò, indirizzandogli un’occhiata languida che lo colpì dritto al cuore. Vista
da vicino era ancora più bella.
– Onorato di fare la vostra conoscenza,
madame Morin – Jonathan si inchinò, senza distogliere lo sguardo da lei un solo
secondo. Nei limpidi occhi verdi scorse delle pagliuzze dorate che parvero
risplendere sotto le luci del lampadario di cristallo che illuminava la sala.
Lei si schiarì la voce celando il bel
volto dietro al proprio ventaglio, in un gesto che gli parve allo stesso tempo
pudico e civettuolo. – Sono io a sentirmi onorata, sir Drake. Ho sentito molto
parlare di voi.
– Sul serio? Spero non diate ascolto ai
pettegolezzi. Non tutto quello che si dice sul mio conto corrisponde a verità.
Juliette rise di nuovo, piano. –
Corrisponde a verità che siete uno degli uomini più ambiti nei salotti
londinesi e che non lasciate mai un’amante insoddisfatta?
Se nutriva ancora qualche dubbio sul fatto
che quella donna non fosse una demi-mondaine,
fu immediatamente fugato da quelle parole. Nessuna signora avrebbe mai
affrontato un argomento tanto audace in pubblico. Decise di stare al gioco. –
Non posso confermare un’affermazione del genere senza peccare di superbia,
madame. Ma sono a vostra disposizione qualora voleste confutare voi stessa tali
dicerie.
Lei arrossì appena, dietro al ventaglio,
causandogli uno spasmo al basso ventre. Finora non si era mai reso conto di
trovare affascinanti le donne capaci di arrossire. Eppure, fu una certezza nel
momento in cui il suo sguardo si posò su quelle gote fiammeggianti.
– Mi state proponendo di diventare la
vostra amante, sir Drake? – Juliette sbatté le lunghe ciglia ramate,
ammaliandolo. Se ancora fosse stato restio a soccombere al suo fascino, sarebbe
caduto ai suoi piedi in quel preciso istante. Quella donna ci sapeva
maledettamente fare.
Rise a sua volta. – Perdonate la mia
sfacciataggine, madame. Proprio non so resistere al fascino di una bella donna.
– Sul serio mi trovate bella?
Gli parve sorpresa, i grandi occhi verdi
che lo scrutavano da dietro il ventaglio. Diamine, ne dubitava forse? Oppure
era semplicemente a caccia di complimenti? Stava per risponderle a tono quando
Madame Dubois posò la mano guantata sul braccio della cugina. – Il secondo
tempo sta per iniziare. Sarà meglio tornare ai nostri posti.
Jonathan si accigliò. Era già finito
l’intervallo? Il tempo era volato in compagnia di Juliette e quasi non se ne
era accorto. – Quando potrò rivedervi? – si affrettò a chiederle,
infischiandosene di apparire troppo insistente.
– Mi piacerebbe visitare Londra – rispose
lei, gli occhi che rilucevano di entusiasmo mal celato. – Potreste farmi da
cicerone, se per voi non è un disturbo.
– Nessun disturbo. In realtà pensavo di
proporvelo io stesso. Posso passare a prendervi domani, nel primo pomeriggio.
Dove alloggiate?
– Sono ospite di mia cugina Cecile.
Immagino sappiate dove abiti, non è vero? Tutta Londra lo sa.
Jonathan annuì. Non c’era da stupirsi che
l’indirizzo di madame Dubois fosse così noto. A turno erano finiti tutti nel
suo letto. – A domani, allora.
Lei gli indirizzò un cenno di assenso e un
ultimo sorriso sbarazzino, prima di congedarsi e sparire dentro al suo palco.
Pur a malincuore, Jonathan si avviò verso il proprio e si lasciò cadere sulla
poltroncina. Ignorò lo sguardo curioso di Roger e sbuffò piano. Quel secondo
tempo sarebbe stato terribilmente lungo, ne era certo.
* * *
Julia si accomodò al suo posto,
stringendo il proprio ventaglio con tanta forza da spezzarlo. Tremava tutta. –
Non mi ha riconosciuta – disse, con un sospiro che non avrebbe saputo dire se
di sollievo o rammarico.
Madame Dubois le prese una mano fra le
sue, in un gesto affettuoso. – Non dovete stupirvene. Voi stessa mi avete detto
che sono trascorsi dieci anni dall’ultima volta che lo avete visto e che da
allora siete cambiata molto.
Lei annuì, fingendo di guardare il
palcoscenico mentre uno scroscio di applausi accoglieva il ritorno dei cantanti.
– Avevo sedici anni quando mi sono sposata con Jonathan. Ero così
insignificante a quei tempi! Magra, senza seno e col viso coperto di
lentiggini. I miei capelli erano indomabili e di un orribile color carota: un’accozzaglia
di riccioli ribelli – rise amaramente al ricordo della ragazzina timida e
ingenua che era stata. Col tempo aveva preso peso, i seni erano fioriti e i
capelli si erano leggermente scuriti diventando di un caldo rosso tiziano.
Anche il viso aveva perso traccia delle lentiggini che tanto l’avevano afflitta
nella sua adolescenza. La sua pelle ora era perfetta: candida e setosa.
Ma i cambiamenti più importanti li doveva
a madame Dubois. Lei era la sua mentore. Le aveva insegnato ad avere fiducia in
se stessa e tutte quelle armi di seduzione, utili a far cadere gli uomini ai
suoi piedi. Grazie a lei era riuscita ad attirare l’attenzione di suo marito,
che in quegli anni si era completamente disinteressato alla sua persona.
Sospirò, trattenendo a stento le lacrime.
– Vuole rivedermi. Domani.
Cecile la studiò un attimo, prima di
risponderle. – E voi? Volete rivederlo?
Cielo, sì! Non era lì per quello?
Lasciò andare il respiro, facendosi aria
col ventaglio. – Certo. È lo scopo del mio viaggio a Londra riconquistare mio
marito.
– Riconquistarlo o diventare la sua
amante? Sono due cose ben diverse, mia cara.
Julia scrollò le spalle. – Voglio sedurlo,
fargli perdere completamente la testa. Pensate che sia sbagliato?
Madame Dubois le rivolse un sorriso
malizioso. – No, affatto. Tuttavia, mi chiedo perché vogliate proprio lui. Non
mi avete detto che la vostra prima notte di nozze fu orribile, insoddisfacente
per entrambi? Qui a Londra ci sono tanti uomini affascinanti che darebbero la
vita per venire a letto con voi. Posso presentarvene alcuni, se lo desiderate.
Julia si irrigidì. – Vi ringrazio per
l’offerta, ma non sono cambiata poi così tanto. Non sono una sgualdrina. E poi
le voci che ho sentito sul conto di mio marito sono entusiastiche. Tutte le sue
amanti sono concordi nel definirlo un uomo appassionato, decisamente al di
sopra di ogni aspettativa a letto. Voi stessa me lo avete confermato.
Cecile ridacchiò, probabilmente ricordando
i tempi della sua antica relazione con Jonathan. – Sì, vostro marito ci sa fare.
Su questo non vi sono dubbi, ma…
– Sono certa che, se mi considerasse alla
stregua di un’amante, si impegnerebbe per soddisfare anche me.
– Ma certo, mia cara. Quello che non
capisco è perché vogliate sedurlo, per poi tornare nel Bedforshire a fare la
reclusa. Cosa ricaverete da questa avventura?
Julia esitò. Vi aveva riflettuto a lungo
negli ultimi mesi, ma era difficile esprimere a parole ciò che provava. Si
schiarì la voce. – Voglio sentirmi una donna sensuale e disinibita, almeno per
una volta nella vita. E voglio fare l’amore con mio marito. Non mi importa se
non sarà per sempre. Non nutro illusioni in tal senso. So bene che tutte le sue
relazioni si concludono, prima o poi, e che
Jonathan non è portato per i legami di lunga durata. Ma è così umiliante
sapere di essere l’unica donna che non ha conosciuto il piacere fisico tra le
sue braccia.
– Dunque è una questione di orgoglio?
– Forse. A ogni modo, mi aiuterete?
Madame Dubois sorrise. – Ma certo, mia
cara. Sarà divertente vedere sir Drake capitolare. Ciononostante, non temete
che possa scoprire il vostro inganno? Se decidesse di raggiungervi nel
Bedfordshire, capirebbe che voi e Juliette Morin siete la stessa persona.
Julia si lasciò sfuggire un’amara risata.
– Non viene a trovarmi da dieci anni. Perché dovrebbe volerlo fare adesso?
– Prima o poi potrebbe desiderare di
mettere al mondo un erede a cui passare il titolo di baronetto.
Lei deglutì. Sì, esisteva quella
possibilità in effetti. Ma non le importava. – Correrò il rischio.
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mercoledì 20 settembre 2017
LA CONTESSA DELLE TENEBRE - INCIPIT
Vi avevo promesso l'incipit de "La contessa delle tenebre". Eccolo! Buona lettura.
Parigi, Torre del
Tempio, settembre 1795
|
C
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harlotte aprì gli
occhi all’improvviso, destata da un rumore di passi.
Odiava svegliarsi
in piena notte, preda dell’ansia o del terrore per ogni più piccolo sussurro.
Cercò di calmare il battito furioso del proprio cuore: s’irrigidì,
raggomitolata contro la parete di pietra della sua cella, stringendosi nella
pesante coperta di lana.
Viveva rinchiusa fra quelle umide mura da
circa tre anni, quando era stata arrestata insieme alla sua famiglia dai
rivoluzionari francesi. La sua serena esistenza era stata interrotta per
lasciare spazio solo a paura e dolore. Uno ad uno, i suoi cari avevano
abbandonato questo mondo: prima suo padre, poi sua madre, sua zia Elizabeth e
infine il suo adorato fratellino, di soli dieci anni. Una lacrima le scese giù
da una guancia e si affrettò ad asciugarla con la manica consunta dell’abito
che indossava. Un tempo aveva posseduto vestiti eleganti, confezionati dalle
migliori sarte parigine e con le stoffe più pregiate. Com’era lontano quel
periodo!
A volte aveva l’impressione di pensare
alla sua vita precedente come a un sogno lontano, esistito solo nella sua
fantasia.
Sentì di nuovo quel rumore di passi e il
suo battito cardiaco accelerò. Tese le orecchie, cercando di capire se il suono
fosse ora più vicino, ma il rumore del proprio cuore sovrastava ogni cosa. Si
impose di respirare a ritmo regolare. I passi si avvicinavano con esasperante
lentezza e iniziò ad avvertire degli spasmi alle braccia e alle gambe.
Terrorizzata, si rannicchiò ancor di più in posizione fetale.
In quel momento i passi si arrestarono.
Qualcuno si fermò davanti alla massiccia porta
di legno e lei tremò al pensiero che fossero venuti a prenderla.
Non voleva morire.
L’uscio si aprì con un fastidioso cigolio.
Charlotte trattenne il fiato, sollevando lo sguardo sulla figura in ombra sulla
soglia. Una guardia si intrufolò all’interno. Era un uomo alto, robusto, il
naso leggermente aquilino.
«Cosa volete?» chiese Charlotte in un
sussurro, scattando in piedi. La coperta ricadde sulle grigie pietre del
pavimento e lei avvertì un brivido, che nulla aveva a che fare con la
temperatura all’interno della torre.
L’uomo si mosse nella sua direzione, le
labbra piegate in un enigmatico sorriso. L’afferrò per un braccio, puntando su
di lei i suoi occhi famelici come quelli di una belva.
«Non ti senti tutta sola in questa cella?
Vuoi un po’ di compagnia?»
Il suo alito puzzava di vino. Charlotte
cercò di sottrarsi alla sua presa, ma la guardia la trattenne, stringendole il
polso quasi fino a spezzarlo. Un urlo di dolore le bruciò la gola.
«Lasciatemi, vi scongiuro!»
«Mi scongiuri?» disse l’uomo, divertito.
«La figlia del defunto re che scongiura me.
È quasi divertente.»
Charlotte si divincolò. Era terrorizzata.
Quegli occhi che la fissavano bramosi la confondevano. Avrebbe voluto parlare,
chiedere cosa avesse intenzione di farle… ma le parole non vollero uscire.
Lui le prese il mento, sollevandolo quanto
bastava per poterla guardare negli occhi. «Sei una vera bellezza. Nobile, casta
e inviolabile. Irraggiungibile per uno come me, non è così?»
Charlotte cominciò a tremare. Non capiva
cosa quell’uomo volesse da lei, ma era certa che non fosse nulla di buono. Poi
lui posò gli occhi sul suo seno, messo in evidenza dalla scollatura dell’abito.
La spinse contro la parete, premendo i fianchi contro i suoi.
«La tua pelle candida mi eccita» sussurrò,
sfiorandole una guancia col dorso della mano callosa. «È così bianca… sembra
quella di una bambola di porcellana.»
Lei sussultò, come se l’avesse
schiaffeggiata. Quella mano… provava ribrezzo per ciò che le stava facendo.
Tentò di opporre resistenza, ma la presa della guardia si fece più forte.
«Dimmi, quanti anni hai?»
Quella domanda la colse di sorpresa.
«Di-diciassette, signore» balbettò, confusa.
«Diciassette. Sei abbastanza grande,
allora. Non desideri conoscere il piacere che un uomo può dare a una donna?
Charlotte rabbrividì. Non sapeva nulla di
quelle cose. Talvolta aveva captato qualche discorso, ma le dinamiche
dell’accoppiamento restavano per lei un mistero. Tuttavia, credeva fosse
impossibile provarne piacere. Tutto ciò che sentiva per quell’uomo, che premeva
il proprio corpo sudato contro di lei, era disgusto.
In quel momento percepì qualcosa di duro
contro i fianchi. Abbassò lo sguardo, temendo che lui la stesse minacciando con
una spada. Ma non era una spada, realizzò con orrore.
Deglutì. «Vi prego… »
L’uomo la strattonò, nel tentativo di
slacciarle il corpetto dell’abito. «Riserva le tue preghiere per i santi» la
derise. In quel mentre Charlotte sentì la stoffa lacerarsi e quelle mani rozze le
strinsero i seni. Si irrigidì. Avrebbe
voluto urlare, ma chi mai sarebbe venuto in suo soccorso in quella prigione? Da
quando era stata fatta prigioniera tutti si prendevano gioco di lei. Non vi era
il minimo rispetto: era oggetto di scherno e derisione; le venivano indirizzate
canzoni oscene e insulti di ogni genere.
Cercò di spingere per liberarsi, ma era
inutile. Lui era troppo forte. A un tratto la schiaffeggiò con un impeto tale
da stordirla.
«Stai ferma! Ti piacerà, vedrai.
Aprirai le gambe per me come una qualsiasi sgualdrina. Non vedo l’ora di
scoprire come gode una principessa.
Lacrime silenziose le solcarono il viso.
Non era possibile che le stessero facendo questo. La verginità era l’unico
valore che le fosse rimasto, non potevano privarla anche di quel bene per lei
così prezioso.
«No, per favore… no!
Ridendo sguaiatamente l’uomo le sollevò le
sottane. Lo vide sbottonarsi la patta delle braghe e avventarsi su di lei come
un animale. Tutto quel che percepì dopo fu solo dolore e umiliazione. La
guardia profanò il suo corpo con affondi sempre più veloci. Charlotte urlò con
tutto il fiato che aveva in gola, ma quei colpi non cessarono. Ebbe la
sensazione che la lacerassero in profondità, fino a trafiggerle l’anima.
Il sangue cominciò a colarle giù dalle
gambe, insozzandole le calze. Ma che importava, a quel punto? Lei rimase
immobile, gli occhi chiusi e invasi dalle lacrime, mentre quel mostro terminava
di fare quel che aveva cominciato. Lo sentì tremare e riversare il suo seme
dentro di lei. Dopo di che si ripulì con un lembo della camicia e si
riabbottonò i calzoni, sul viso un sorriso soddisfatto.
«Non sei stata male, principessa. Magari
potrei tornare a trovarti una di queste sere, che ne dici?»
Charlotte non rispose. Le forze l’avevano
abbandonata. Si sentiva sporca nel cuore e nell’anima. Avrebbe voluto lavarsi,
strofinarsi la pelle fino a scorticarla, pur sapendo che il dolore provato non
sarebbe andato via col sapone. L’avrebbe tormentata per l’eternità.
Un attimo dopo sentì la porta della cella
richiudersi alle sue spalle e crollò sul pavimento. Le gambe non la reggevano
più. Tornò a rannicchiarsi contro il muro, cercando di coprirsi con le mani.
Infine pianse. Pianse tutte le sue
lacrime.
CAPITOLO 1
Amsterdam, dicembre 1795
|
L
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eonardus
Cornelius Van der Valck se ne stava seduto a un tavolo da gioco con un
bicchiere di pregiato madera in una mano e nell’altra un mazzo di carte. Era
solito trascorrere il proprio tempo libero facendo bagordi con gli amici. Gioco
d’azzardo, donne di facili costumi e grosse somme di denaro erano il suo pane
quotidiano. Tutto, pur di sfuggire alla noia e all’inquietudine che
l’opprimevano.
«Tocca a voi dare le carte» gli disse un
baronetto inglese, seduto alla sua destra.
Intanto, una fulgida bellezza bruna dal
seno procace e dalla scollatura generosa gli si era avvicinata, ancheggiando e
mettendo bene in mostra la sua mercanzia.
Con ogni probabilità Leonardus avrebbe
finito per portarsela a letto, dopo qualche altro bicchiere e una ricca
vincita. Considerò l’idea e fece un sorrisino.
«Non abbiate fretta, Fairfax» rispose al
baronetto. «La notte è ancora giovane.»
Lanciò una fugace occhiata alla brunetta e
si accinse a mischiare le carte, quando un uomo dalla sobria eleganza e i
lineamenti aristocratici lo interruppe.
«Il signor Van der Valck?» indagò,
cauto.
Leonardus sollevò lo sguardo e inarcò un
sopracciglio, scrutando incuriosito il nuovo venuto. Il suo accento straniero era piuttosto
marcato. Doveva essere di origine austriaca, suppose da diplomatico esperto. Di
sicuro non l’aveva mai visto prima.
«Posso sapere con chi ho l’onore di
parlare?»
L’uomo si fermò a un passo da lui, lo
sguardo impenetrabile. Sembrava disapprovare quel luogo e il clima dissoluto di
cui era pregno. Doveva essere un tipo piuttosto noioso.
«Sono il conte Brank, al servizio
dell’Imperatore d’Austria.»
«In cosa posso aiutarvi, signor conte?»
«Si tratta di una questione privata. Se
volete seguirmi in un luogo più consono, sarò lieto di illustrarvi i motivi che
mi hanno condotto qui.»
Leonardus trattenne una risatina. Se
quell’uomo pensava di rovinargli la serata, si sbagliava di grosso. Niente e
nessuno l’avrebbero allontanato dal tavolo da gioco e da quella signora
compiacente.
«E cosa vi fa credere che io sia
interessato a conoscere simili dettagli? Come vedete sono piuttosto impegnato
in questo momento.»
Il conte si irrigidì. Evidentemente non
era solito ricevere rifiuti.
«Forse una cospicua somma di denaro
potrebbe aumentare la vostra curiosità.»
«Forse» ammise Leonardus. «Dipende da cosa
intendete per cospicua.»
«Non ho tempo da perdere, signore» si
spazientì Brank. «Volete seguirmi, per favore? Sono ansioso come voi di mettere
fine a questo colloquio.»
Leonardus si scusò coi compagni di gioco e
si alzò. Sperava che tutto si concludesse velocemente, per poter tornare dagli
amici e dalla prosperosa bellezza bruna. Ma aveva il sospetto che la faccenda
fosse complicata e prevedeva guai.
Il conte gli fece strada fino a un
salottino privato – i club di lusso come quello ne avevano sempre uno – e
attese che Van der Valck entrasse, per richiudere la porta con un colpo secco.
«Ebbene?» lo incoraggiò, visibilmente
spazientito. «Di che si tratta?»
«È una questione piuttosto seria. Meglio
che vi mettiate comodo.»
Leonardus sbuffò. Prese posto su
un’elegante poltrona damascata e attese che anche il proprio interlocutore si
sedesse, prima di sollevare uno sguardo indagatore su di lui.
Finalmente, Brank si decise a parlare: «Come
ben saprete, l’Imperatore ha una cugina che è stata tenuta in cattività dai rivoluzionari
francesi…»
«Andate subito al dunque, signor conte.
Non ho intenzione di dedicarvi l’intera serata.»
«Si tratta di una questione diplomatica
molto seria e delicata che non può essere liquidata in due parole. Quindi
abbiate l’accortezza di tacere e lasciarmi continuare.»
Sbuffando leggermente, Leonardus si
dispose all’ascolto.
Gli fu illustrata l’intera vicenda di una
sfortunata ragazza di sangue reale, fatta prigioniera e liberata di recente, in
cambio di dodici prigionieri di guerra. Si chiese irritato cosa avesse a che
fare con lui tutto ciò, finché non gli fu evidente.
«Mi state chiedendo di prendermi cura di
questa ragazzina per il resto dei miei giorni? Mi avete preso per una balia,
forse?» Il suo tono scandalizzato fece scattare in piedi il conte austriaco.
«Non sono io che ve lo chiedo. È un ordine
dell’Imperatore in persona!»
La faccenda si stava facendo più complicata e sgradevole del previsto.
Decisamente peggiore di ogni sua più tetra aspettativa. Ed era chiaro che
all’Imperatore non si potesse dare un “no” come risposta.
«Perché io?» si ritrovò a chiedere,
incredulo che una simile sfortuna fosse capitata proprio a lui.
«Siete la persona più adatta a questo
incarico. Vestite i panni del diplomatico con discreto successo, siete giovane
e attraente e, soprattutto, non siete sposato.»
«Cos’ha a che vedere il mio stato di uomo
celibe con tutto questo?»
Il conte si accese un sigaro con
esasperante lentezza. Tirò una boccata e infine continuò: «Vi viene richiesto
di prendere in moglie la ragazza, signore. Durante la prigionia è stata
stuprata e ora è in attesa di un figlio. Le nozze sono necessarie per mettere a
tacere le malelingue.»
Leonardus sbiancò. Dovette afferrare il
bicchiere di rhum che gli era stato gentilmente offerto e berlo tutto d’un fiato,
per riaversi.
«Maledizione!» fu la sua risposta seccata.
La carrozza
correva veloce sulla strada lastricata che conduceva al confine con la Svizzera.
Charlotte si sporse dal finestrino con aria inquieta e sospirò. Viaggiava da
parecchie ore ed era ansiosa di arrivare a destinazione. Le era stato detto che
la meta era una piccola cittadina di confine, chiamata Huningue. Ancora non era
certa di chi avrebbe trovato ad aspettarla in quel luogo, ma sperava che si
trattasse di una presenza amica. Era così desiderosa di conforto, dopo tutte le
tribolazioni vissute negli ultimi anni.
«Allontanatevi dal finestrino, madame» la rimproverò la voce acida
della sua accompagnatrice. Era una donna rigida e
scorbutica che Charlotte giudicava incapace di provare il minimo sentimento d’affetto. La meno indicata per
chi di affetto ne aveva una fame assoluta, come lei.
Si abbandonò sul sedile e cominciò a
giocherellare distrattamente con il bordo di pizzo del colletto dell’abito che
indossava. Era un capo di eleganza discreta, più accollato di quanto esigesse
la moda e di una taglia superiore alla sua, in modo che nascondesse
l’imbarazzante rotondità del suo ventre. Il grigio scuro della stoffa le
attribuiva più l’aria dell’istitutrice che quella di una principessa e l’acconciatura era altrettanto severa: i
capelli le erano stati pettinati in una rigida crocchia sulla nuca. Solo
accidentalmente qualche ricciolo biondo era sfuggito alle forcine e ora
svolazzava indisturbato, mosso dal vento.
«Quando arriveremo?» si decise a chiedere,
in tono sofferente. Sentiva il bisogno di sgranchirsi le gambe e di respirare a
pieni polmoni l’aria di montagna. Nonostante il freddo rigido dell’inverno,
bramava con tutta se stessa di ritrovarsi all’aperto, di poter finalmente
riabbracciare spazi ampi, senza nessun muro attorno.
«Manca poco, ormai.» La sua
accompagnatrice incrociò le braccia. «Cercate di essere paziente, madame.»
Avrebbe voluto rispondere che la pazienza
l’aveva esaurita durante gli anni di reclusione, ma si morse la lingua e tornò
a guardare fuori dal finestrino.
Stavano attraversando l’Alsazia e la vista
delle distese di neve la rilassò un poco.
Finalmente, la carrozza si fermò di fronte
a una costruzione in pietra a tre piani, con il tetto in mattoni rossi. L’insegna
sulla porta indicava che si trattava di un albergo per i viaggiatori, che
portava il nome di Hotel du Corbeau.
Charlotte si sistemò il pesante mantello
di pelliccia sulle esili spalle e attese che lo sportello della carrozza le
venisse aperto dal cocchiere, che l’aiutò a scendere.
Notò con sorpresa che vi erano due persone
ad attenderla. Un giovanotto alto e snello se ne stava ritto, in piedi, di
fronte alla carrozza. Il suo viso aveva un qualcosa di familiare ai suoi occhi,
che si riempirono di lacrime nel riconoscerlo.
«Louis Antoine!» esclamò, correndo a
gettarsi fra le sue braccia. «Siete proprio voi?»
Il giovane dai lunghi capelli castani e il
viso ovale la strinse brevemente per poi staccarsi e sorriderle impacciato.
«È un piacere rivedervi, cugina» le disse.
Poi si voltò verso l’altra persona che si era tenuta discretamente in
disparte.
Charlotte seguì il suo sguardo e si
ritrovò a fissare un paio di occhi grigi, freddi come il ghiaccio.
Lo sconosciuto si avvicinò cauto. Aveva un
passo deciso che le risultò immediatamente odioso. I capelli erano neri e più
corti di quanto esigesse la moda. Il viso un po’ spigoloso, ma di una bellezza
mozzafiato. Le labbra sottili, invece, erano incurvate in quello che a lei
parve un sorriso forzato, di convenienza.
Il cugino si affrettò a fare le
presentazioni: «Questo è Leonardus Van der Valck, un diplomatico olandese.»
L’uomo dagli occhi di ghiaccio le prese la
mano e la baciò. Charlotte fu percorsa da un brivido improvviso, mentre un
intenso rossore le colorava le guance pallide. Ritirò la mano, come se si fosse
scottata, e distolse immediatamente lo sguardo. Si chiese cosa facesse lì
quello sconosciuto e si sentì infastidita dalla sua presenza.
«Sono molto onorato di fare la vostra
conoscenza, madame» disse l’uomo, con
una voce bassa e profonda, ma con un tono che sembrava smentire le sue parole.
Lei gli indirizzò un lieve cenno del capo
e si sforzò di sorridere mentre si lasciava condurre dal cugino verso l’entrata
dell’albergo.
«Immagino abbiate bisogno di rifrescarvi e
cambiarvi d’abito» fece Louis Antoine, in tono premuroso.
Lei lanciò un’ultima occhiata alle sue
spalle, dove Van der Valck era rimasto a fissarla con un’espressione
indecifrabile in quegli occhi grigi.
«Cosa ci fa qui quell’uomo?» sussurrò,
confusa. Il cugino sorrise enigmatico mentre le apriva la porta dell’albergo.
«Ne parleremo più tardi» le rispose, affrettando il passo.
A Charlotte non restò altro da fare che
seguirlo.
Potete trovare l'intero romanzo su amazon e kobo
lunedì 18 settembre 2017
LA CONTESSA DELLE TENEBRE - ROMANCE STORICO
Carissimi lettori,
ho pensato di parlarvi di alcuni miei vecchi romanzi, in modo da farli conoscere un po' a chi ancora non li ha letti.
Comincio con La contessa delle tenebre, un romance storico liberamente ispirato a una figura storica realmente esistita: Marie Thérèse Charlotte di Borbone, la sfortunata figlia di Luigi XVI e Maria Antonietta.
TRAMA:
Parigi, 1795. Marie Thérèse Charlotte di Borbone da tre anni vive rinchiusa fra le mura della Torre del Tempio, imprigionata dai rivoluzionari francesi. Ha visto morire, uno dopo l’altro, tutti i suoi familiari e ha subito la più tremenda delle umiliazioni: lo stupro; teme di non avere alcuna via d’uscita quando le viene proposta la liberazione, in cambio di dodici prigionieri di guerra.
La stessa sera, mentre si sta svagando con partite a carte e prostitute, Leonardus Cornelius Van der Valck riceve la visita di un nobile austriaco che gli fa un’offerta che non può rifiutare: l’imperatore in persona gli chiede di prendere sotto la propria custodia la cugina, unica superstite della famiglia reale francese. Ma c’è un problema: l’affascinante e scaltro libertino dovrà sposare la ragazza, rimasta incinta durante la prigionia.
Riusciranno due persone tanto diverse a fidarsi l’una dell’altra? E Charlotte saprà superare il trauma della violenza subita, per aprire il suo cuore all’amore vero?
Scottanti passioni, rapimenti, scambi di persona e intrighi politici si susseguono per dare vita a un romanzo in cui amore e coraggio accompagnano il lettore, pagina dopo pagina.
Link d'acquisto su amazon: https://www.amazon.it/contessa-delle-tenebre-Laura-Gay-ebook/dp/B00I5NBO5Y
La prossima volta vi posterò l'incipit del romanzo. Stay tuned. ;-)
ho pensato di parlarvi di alcuni miei vecchi romanzi, in modo da farli conoscere un po' a chi ancora non li ha letti.
Comincio con La contessa delle tenebre, un romance storico liberamente ispirato a una figura storica realmente esistita: Marie Thérèse Charlotte di Borbone, la sfortunata figlia di Luigi XVI e Maria Antonietta.
TRAMA:
Parigi, 1795. Marie Thérèse Charlotte di Borbone da tre anni vive rinchiusa fra le mura della Torre del Tempio, imprigionata dai rivoluzionari francesi. Ha visto morire, uno dopo l’altro, tutti i suoi familiari e ha subito la più tremenda delle umiliazioni: lo stupro; teme di non avere alcuna via d’uscita quando le viene proposta la liberazione, in cambio di dodici prigionieri di guerra.
La stessa sera, mentre si sta svagando con partite a carte e prostitute, Leonardus Cornelius Van der Valck riceve la visita di un nobile austriaco che gli fa un’offerta che non può rifiutare: l’imperatore in persona gli chiede di prendere sotto la propria custodia la cugina, unica superstite della famiglia reale francese. Ma c’è un problema: l’affascinante e scaltro libertino dovrà sposare la ragazza, rimasta incinta durante la prigionia.
Riusciranno due persone tanto diverse a fidarsi l’una dell’altra? E Charlotte saprà superare il trauma della violenza subita, per aprire il suo cuore all’amore vero?
Scottanti passioni, rapimenti, scambi di persona e intrighi politici si susseguono per dare vita a un romanzo in cui amore e coraggio accompagnano il lettore, pagina dopo pagina.
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La prossima volta vi posterò l'incipit del romanzo. Stay tuned. ;-)
venerdì 12 maggio 2017
SCANDALOSI LEGAMI DISPONIBILE ANCHE IN CARTACEO
Ciao a tutti,
vi informo che il mio romanzo "Scandalosi legami" è da oggi disponibile anche in formato cartaceo e ordinabile su amazon a questo link:
https://www.amazon.it/SCANDALOSI-LEGAMI-Laura-Gay/dp/8826406731/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=&sr=
Trama:
Diana Ricci si considera una donna comune, lavora in un liceo di Torino e da tre anni non ha una relazione. Non è brutta, ma nasconde il proprio fascino sotto abiti dimessi e pettinature fuori moda, forse per paura di essere notata. Andrea Sartori, al contrario, è un uomo sicuro di sé, ricco, affascinante e carismatico. Non vuole relazioni stabili, ma ama le belle donne e gli riesce facile conquistarle. Tuttavia, quando incontra Diana per caso, nella scuola frequentata dalla figlia adolescente, riesce a vedere al di là delle apparenze e capisce che sotto quegli abiti dimessi batte il cuore di una donna estremamente passionale e ricca di sensualità. In quel momento Andrea prende una decisione: vuole Diana nel suo letto, a ogni costo. All'inizio Diana è confusa dalle attenzioni di Andrea. È il padre di una sua allieva e intrecciare con lui una relazione non è affatto professionale. Eppure i suoi sensi si risvegliano ogni volta che lo vede, rendendole impossibile resistergli. Scandalosi legami è la storia indimenticabile di una donna fragile che subisce il fascino di un uomo potente e bellissimo, in un mix esplosivo di erotismo e seduzione. Ma è anche la storia di un'adolescente, Viola, alle prese coi primi turbamenti d'amore: quel sentimento proibito e scandaloso che nutre per Jacopo, il proprio insegnante di inglese.
vi informo che il mio romanzo "Scandalosi legami" è da oggi disponibile anche in formato cartaceo e ordinabile su amazon a questo link:
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Trama:
Diana Ricci si considera una donna comune, lavora in un liceo di Torino e da tre anni non ha una relazione. Non è brutta, ma nasconde il proprio fascino sotto abiti dimessi e pettinature fuori moda, forse per paura di essere notata. Andrea Sartori, al contrario, è un uomo sicuro di sé, ricco, affascinante e carismatico. Non vuole relazioni stabili, ma ama le belle donne e gli riesce facile conquistarle. Tuttavia, quando incontra Diana per caso, nella scuola frequentata dalla figlia adolescente, riesce a vedere al di là delle apparenze e capisce che sotto quegli abiti dimessi batte il cuore di una donna estremamente passionale e ricca di sensualità. In quel momento Andrea prende una decisione: vuole Diana nel suo letto, a ogni costo. All'inizio Diana è confusa dalle attenzioni di Andrea. È il padre di una sua allieva e intrecciare con lui una relazione non è affatto professionale. Eppure i suoi sensi si risvegliano ogni volta che lo vede, rendendole impossibile resistergli. Scandalosi legami è la storia indimenticabile di una donna fragile che subisce il fascino di un uomo potente e bellissimo, in un mix esplosivo di erotismo e seduzione. Ma è anche la storia di un'adolescente, Viola, alle prese coi primi turbamenti d'amore: quel sentimento proibito e scandaloso che nutre per Jacopo, il proprio insegnante di inglese.
martedì 7 marzo 2017
THE READING'S LOVE RECENSISCE "MILLE NOTTI DI TE E DI ME"
The reading's love: RECENSIONE "Mille notti di te e di me" di LAURA GA...: Salve readers, oggi Maddalena vi parla dell'ultimo romanzo di Laura Gay: Mille notti di te e di me , pubblicata per la prima volta dall...
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lunedì 6 marzo 2017
TUTTO SUI LIBRI RECENSISCE "MILLE NOTTI DI TE E DI ME"
TuttoSuiLibri.com: RECENSIONE: "Mille notti di te e di me" di Laura G...: Quando Laura ha annunciato che il romanzo sarebbe uscito targato Newton Compton ho provato un sincero e grande entusiasmo! Tra le ta...
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sabato 4 marzo 2017
I libri: Il mio passato, il mio presente e il mio futuro: Una proposta indecente può cambiarti la vita?
Una nuova recensione al mio romanzo. Per leggerla cliccate sul link qui sotto:
I libri: Il mio passato, il mio presente e il mio futuro: Una proposta indecente può cambiarti la vita? Scop...: Oggi voglio presentarvi un libro che ho finito di leggere pochi giorni fa e che devo ammettere di aver trovato fluido e particolare. E...
I libri: Il mio passato, il mio presente e il mio futuro: Una proposta indecente può cambiarti la vita? Scop...: Oggi voglio presentarvi un libro che ho finito di leggere pochi giorni fa e che devo ammettere di aver trovato fluido e particolare. E...
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