Toyboy - Teaser

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mercoledì 5 febbraio 2020

TOYBOY TRA I PIÙ VENDUTI SU KOBO

Ringrazio tutti coloro che stanno acquistando Toyboy, che attualmente è nella top100 su amazon e tra i più venduti su Kobo.
Grazie di cuore.


giovedì 13 giugno 2019

COVER REVEAL

Finalmente ho cover e sinossi definitiva del mio romanzo in uscita il 9 luglio.

Sean De Luca è un uomo pericoloso, un ex galeotto. Ha fatto fortuna diventando il braccio destro di un boss della mafia di New York. Spietato, vendicativo, usa le donne solo per divertirsi, e si guarda bene dal farle restare nel suo letto per più di una notte. Ma qualcosa dentro di lui cambia quando conosce Sonya Markova. Sonya ha una vita ben diversa dalla sua: è felice, innanzitutto. Ha una famiglia che la adora e un fidanzato innamorato. Ma un giorno succede l’imprevedibile e la sua esistenza cambia per sempre: finisce nelle mani di una banda di narcotrafficanti, rapita per errore. La spirale di violenza di un mondo che non le appartiene sta per inghiottirla per sempre, ma Sean rimane così affascinato da lei da mettere in discussione, per la prima volta, ciò che gli viene ordinato. E il destino di entrambi potrebbe cambiare per sempre.



venerdì 10 novembre 2017

SCANDALOSI LEGAMI - PRESTAVOLTO

Tempo fa mi sono divertita a creare delle card coi prestavolto di Scandalosi legami. Volete vederle? Eccole. ;-)





lunedì 23 ottobre 2017

TUTTO PER TE - L'AMBIENTAZIONE

Ciao a tutti,
vi avevo promesso qualche anticipazione sul romanzo che uscirà a marzo, giusto? Ebbene, oggi vi parlerò dell'ambientazione.
La storia di Fiamma e Massimo si svilupperà tra Genova e il Sussex, una contea in Inghilterra. Precisamente i nostri personaggi soggiorneranno a Buckhurst Park, la tenuta dei conti De la Warr.
Una piccola curiosità: questa tenuta esiste realmente, mi ci sono ispirata per la mia ambientazione e me ne sono anche un po' innamorata.


Buckhurst Park si trova per l'esattezza nell'East Sussex, nella campagna inglese. Si tratta del luogo in cui è cresciuto il nostro protagonista; una tenuta di antiche origini, appartenente a una famiglia aristocratica che vanta tra i suoi antenati un cugino da parte di madre della regina Elisabetta I d'Inghilterra.
Niente male, eh? ;-)


Questa antica tenuta ha l'aspetto di un castello ed è circondato da fantastici giardini e un immenso parco con ben quattro laghi dove è possibile pescare. Nella realtà, la tenuta si può prenotare per eventi come matrimoni, seminari o meeting. Inoltre ospita molti animali da fattoria, tra cui pecore, maiali e pony di razza.


Allora, vi siete innamorati anche voi di questo posto? Spero proprio di sì.

sabato 14 ottobre 2017

NEWS - IN USCITA A MARZO

Ciao a tutti,
vi segnalo una novità: a marzo uscirà il mio prossimo romanzo, edito da Newton Compton Editori. Il titolo sarà TUTTO PER TE e avrà per protagonisti due personaggi che, chi ha letto Mille notti di te e di me già conosce.
Sto parlando di Fiamma e Massimo.
Pronti a leggere la loro storia? Lo so, manca ancora un po' all'uscita, ma nel frattempo cercherò di postare alcune curiosità sul romanzo e sui suoi personaggi. Quindi, restate sintonizzati sui miei canali.
A questo proposito, vi ricordo che mi trovate sulla mia pagina Facebook, qui:

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Su Twitter: https://twitter.com/lauragay19?cn=cHN0Zg%3D%3D&refsrc=email

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E su Instagram: https://www.instagram.com/lauragayautrice/

A presto!


domenica 24 settembre 2017

LA DAMA MISTERIOSA - INCIPIT

Carissimi lettori,
oggi vi propongo l'incipit di un altro mio romance storico. Se avete amato La contessa delle tenebre, non potete di certo lasciarvi sfuggire La dama misteriosa. Ritroverete l'affascinante sir Drake, personaggio secondario nel primo romanzo, che qui diventa protagonista assoluto. E conoscerete Julia, una donna che si mette in gioco per ottenere ciò che desidera da tutta una vita: l'amore di suo marito.



TRAMA:

Londra, 1805. Sir Jonathan Drake, baronetto impiegato presso i servizi segreti britannici, ha sempre rifuggito l’amore. Ma quando incrocia lo sguardo di una misteriosa e seducente dama con un abito provocante, in un palco all’Opera, se ne invaghisce all’istante.
Quella donna lo affascina e lo turba nel profondo; non ha riconosciuto in lei l’insignificante creatura che ha sposato dieci anni prima e poi dimenticato, relegandola nella sua dimora di campagna.
Ora quella fanciulla timida e impaurita si è trasformata in una donna ammaliante e sensuale, pronta a riprendersi ciò che lui le ha negato. E tutto a un tratto, Drake non desidera altro che prenderla fra le braccia e amarla appassionatamente. Ma le umiliazioni da lei subite, in tutti quegli anni di solitudine, non sono così facili da dimenticare e lui dovrà lottare assiduamente per riconquistarla. Anche se per farlo dovrà mettere a rischio il proprio cuore.



PROLOGO




Bedfordshire, giugno 1795

Sedeva davanti alla toeletta, le mani posate in grembo in una posa rigida e innaturale. Tremava un poco, ma non perché facesse realmente freddo in quella stanza. Anzi, dalle alte finestre aperte filtrava una piacevole brezza, considerata la stagione.
     Julia sospirò, lanciando un’occhiata ansiosa alla porta che metteva in comunicazione la sua camera da letto con quella di sir Jonathan Drake, il suo sposo. Aveva la gola secca e un rivolo di sudore le scendeva lungo il collo. Non era certa di riuscire a tenere a bada l’agitazione, non la sua prima notte di nozze.
     Si umettò le labbra, tornando a fissare lo specchio davanti a sé ed esaminando per l’ennesima volta la propria figura snella, fasciata in un’impalpabile camicia da notte che poco celava del suo corpo ancora acerbo. Avrebbe desiderato possedere forme più arrotondate e seducenti per poter compiacere meglio il proprio marito; invece era alta, magra e spigolosa, senza alcuna attrattiva.
     Le dita corsero all’acconciatura. I nastri con cui aveva legato i capelli si erano disfatti e ora sgradevoli riccioli ramati sfuggivano al rigido chignon sopra la nuca, dandole un aspetto sciatto e  disordinato. La cameriera si era offerta di scioglierle le lunghe chiome e pettinarle per lei, ma Julia  si era rifiutata. Odiava i suoi capelli color carota e tenerli sciolti sulle spalle sarebbe servito unicamente a farla rassomigliare a uno spaventapasseri.
     Un rumore di passi la fece irrigidire. La porta cigolò aprendosi, mentre Sir Drake faceva il suo ingresso nella stanza nuziale, dopo essersi congedato dagli amici che, giù da basso, avevano brindato in onore degli sposi fino a tarda sera. Jonathan era un giovane di bellezza innegabile. Irradiava una forte mascolinità che a Julia non era certo indifferente. Alto, di corporatura atletica, dimostrava più dei suoi venticinque anni. Quando irruppe all’interno, lo fece con una disinvoltura naturale, certamente pronto ad assolvere i propri doveri coniugali senza la minima esitazione o imbarazzo. Vestiva con eleganza informale, una giacca blu scuro fatta su misura, dei calzoni color crema che lo fasciavano come una seconda pelle e un paio di stivali lucidi. I serici capelli biondi contrastavano con il nero del fazzoletto da collo, annodato in maniera impeccabile.
     – Vediamo di portare a termine il nostro ingrato compito, milady – le disse, lasciandosi cadere su una poltrona per togliersi gli stivali, lo sguardo che percorreva la sua intera figura rischiarata dalla flebile luce di una candela.
     Julia deglutì, seguendo i movimenti bruschi del marito con apprensione. Sembrava irritato e forse anche un po’ brillo. Avrebbe voluto dirgli che per lei non vi era nulla di ingrato in tutto ciò, ma le parole non vollero uscire, costringendola a restare in silenzio.
     Poi lui si chinò a sfilarsi le calze. – Sarò sincero con voi fin dall’inizio: vi ho sposata unicamente perché vi sono stato costretto. Mio padre pensa che la figlia di un duca possa essere un buon affare per me. Tuttavia, non illudetevi. Non sono innamorato di voi, né mai lo sarò.
     – Come fate a dirlo? – istintivamente Julia ritrovò la voce. Incatenò gli occhi ai suoi, sforzandosi di capire se fosse serio o se quelle parole crudeli fossero il risultato dei troppi bicchieri di vino che si era scolato durante il ricevimento di nozze. – Ancora non sapete nulla di me. Forse, conoscendomi meglio…
     La sua bassa risata la fece irrigidire. – Non vi illudete, milady. Non credo nell’amore e sono convinto che qualsiasi illusione romantica possiate nutrire nei miei confronti sia solo il frutto di fantasie sciocche e infantili.
     Con un movimento repentino, Jonathan si alzò sfilandosi da sopra la testa la candida camicia di lino, per poi abbandonarla sul pavimento insieme al resto degli indumenti. Julia sgranò gli occhi, fissando senza fiato la gloriosa distesa del petto e i capezzoli ritti che risaltavano sulla pelle abbronzata. Poi, le mani di Jonathan scesero sull’allacciatura dei calzoni. Il suo primo istinto fu quello di voltarsi e distogliere lo sguardo, ma si fece forza e rimase inerte, senza muovere un solo muscolo. Si impose di guardarlo mentre si abbassava le braghe sulle cosce muscolose, finché non fu completamente nudo di fronte a lei.
     Allora sentì stringersi lo stomaco e serrò i pugni conficcandosi le unghie nei palmi. L’asta del sesso era lunga e spessa e sembrava crescere sotto il suo sguardo fino a svettare contro i muscoli dell’addome.
     Accorgendosi del suo sbigottimento lui rise di nuovo, piano. – Be’, come vedete sono perfettamente in grado di consumare questa unione, quali che siano i miei sentimenti per voi – Fece una pausa durante la quale Julia ebbe l’impressione che tutto l’ossigeno le venisse risucchiato dai polmoni. – Allora, vogliamo andare a letto?

* * *

Jonathan cercò di fare tutto il più velocemente possibile. Julia era stretta e si agitava sotto di lui, rendendo più complicati gli affondi. Aveva provato a eccitarla accarezzandola fra le cosce, ma lei si era immediatamente irrigidita, scalciando per spingerlo via e mettendosi a piangere.
     Sospettava che fosse frigida.
     Imprecò sottovoce mentre si ritraeva per penetrarla ancor più in profondità, ignorando le sue lacrime. Ecco perché odiava le vergini e si guardava bene dall’andare a letto con una donna che non avesse una certa esperienza. Julia lo stava facendo sentire un bruto e quello era, senza ombra di dubbio, l’amplesso più insoddisfacente della sua vita.
     – Non durerà ancora a lungo – le sussurrò, muovendosi più in fretta. – Vi avrei evitato tutto questo, ma la nostra unione non sarebbe stata legale altrimenti.
     In risposta udì un altro singhiozzo sommesso.
     Jonathan giurò a se stesso che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe posseduto la moglie. Forse, se e quando gli fosse venuta voglia di mettere al mondo un erede, avrebbe ripetuto l’esperienza. Ma non prima di allora. Per un attimo sperò che lei rimanesse subito incinta, così da non doversene occupare più.
     Con un basso ringhio riversò il proprio seme dentro di lei e rotolò via, ansimando leggermente. Lei rimase immobile, a fissare il soffitto sopra le loro teste come una vergine sacrificale. Be’, vergine non lo era più a ogni modo. Jonathan si sollevò su un gomito e la fissò accigliato. – Domani partirò per Londra e non mi vedrete per molto tempo, mi avete capito?
     Lei sgranò i suoi occhioni verdi, mordicchiandosi il labbro inferiore. – Londra? Per quale motivo?
     – Ho deciso che vivremo separati, così voi non dovrete sopportare la mia presenza né io la vostra. Sarà molto meglio per entrambi.
     Si aspettava di sentirla sospirare di sollievo, ma non fu così. Julia rimase rigida e impettita. Cominciava a credere che quello fosse il suo stato naturale. Jonathan si schiarì la voce. – Ascoltatemi, Julia. Non dovete preoccuparvi. Mi occuperò del vostro mantenimento e di tutto ciò di cui potreste avere bisogno. Non vi mancherà mai nulla.
     Lacrime silenziose ripresero a scendere lungo le sue guance pallide.
     Perché diavolo piangeva adesso?
     Stufo di sopportare tutto ciò, Jonathan si alzò e si rivestì senza dedicarle un’altra occhiata. – Addio, Julia – disse infine, varcando la porta.
     Sbatté l’uscio con forza alle sue spalle, lasciandosi dietro una ragazzina in lacrime e una notte da dimenticare. Per fortuna, era tutto finito.



1




Londra, maggio 1805

Le donne lo affascinavano. Soprattutto quelle dissolute, prive di inibizioni. Era intrigato dal loro modo di sedurre, mettendo in mostra i seni voluttuosi attraverso le scollature degli abiti mentre agitavano i propri ventagli davanti al viso imbellettato.
     Jonathan Drake si mosse sulla poltroncina, lo sguardo rivolto al palco privato in cui sedevano due dame attraenti, intente a seguire rapite l’esibizione del tenore. Una delle due aveva lunghi capelli bruni, intrecciati con fili di perle che ne risaltavano la lucentezza. Era una delle più famose cortigiane di tutta Londra e la conosceva piuttosto bene. L’altra invece era per lui un vero mistero. La colse nell’atto di sventolarsi languidamente il viso delicato, arrossato dal caldo, mentre alcune ciocche dei setosi capelli ramati le sfioravano il collo sottile. Era certo di non aver mai visto una donna più sensuale e conturbante di quella.
     Un brivido caldo gli scese lungo la schiena quando lo sguardo gli cadde sulla porzione di carne opulenta, contenuta a stento nel corpetto dell’abito color smeraldo che ben si intonava al colore dei suoi occhi. La scollatura era dannatamente generosa e gli provocò un’erezione improvvisa che premeva in modo imbarazzante contro i suoi calzoni aderenti.
     Strattonò il fazzoletto da collo allentandolo.
     Era una sua impressione o lì dentro si soffocava?
     Tornò a osservare quell’ammaliante creatura domandandosi chi potesse essere. Di certo non un membro del ton, a giudicare dalla compagnia che si era scelta e dal vestito audace che indossava. Tuttavia, non sembrava neppure una demi-mondaine, con quei grandi occhi da cerbiatta impaurita che saettavano a destra e a sinistra, quasi nel tentativo di prendere familiarità con un ambiente a lei poco consono.
     Forse era una parente di Madame Dubois, giunta da fuori Londra per tenerle compagnia. A ogni modo doveva scoprirlo. Era giusto in cerca di una nuova amante e quella sembrava fare proprio al caso suo: bella come una dea, pareva coniugare innocenza e spregiudicatezza in un’unica persona.
     Ne era inevitabilmente affascinato.
     All’improvviso, la dama misteriosa si protese in avanti sollevando il binocolo per mettere meglio a fuoco i cantanti d’opera sul palcoscenico. Nel farlo, i suoi seni deliziosi premettero contro la stoffa del corpetto e Jonathan fu quasi certo di intravedere le punte rosee dei capezzoli.
     Deglutì, allungando le gambe alla ricerca di una posizione più comoda.
     Dio, il suo sesso era diventato talmente duro da risultare doloroso.
     Quella donna aveva un seno stupendo, pieno e delle dimensioni giuste. Gli toglieva il fiato. Si rese conto di non riuscire a staccare lo sguardo da lei, dalla curva aggraziata delle spalle nude, dalla sua pelle di porcellana o da quelle labbra turgide e seducenti, incurvate in un autentico sorriso.
     – Sapete per caso chi sia la donna in compagnia di Madame Dubois? – chiese all’amico che gli sedeva di fianco. Roger Fisher, visconte Dillon, era al suo pari un gran intenditore di bellezze femminili e aveva un discreto numero di conoscenze nell’ambiente del demi-monde. Distolse lo sguardo dal palcoscenico, la fronte leggermente corrugata, e lo rivolse alla dama in questione. Un fischio d’ammirazione gli sfuggì dalle labbra.
     – Non ne ho idea, ma è indubbiamente una signora di gran fascino.
     Jonathan annuì. – Devo esserle assolutamente presentato. Durante l’intervallo andrò a porgere i miei saluti a Cecile.
     Roger lo osservò di sbieco, negli occhi una luce maliziosa. – Non perdi tempo, vedo. Hai lasciato la tua ultima amante solo una settimana fa e già ti stai guardando intorno?
     – Sai che non riesco a stare lontano dalle sottane, amico mio – ribatté lui, divertito. – Amanda si era fatta troppo possessiva e ho dovuto porre fine alla nostra relazione. Ma questo non vuol dire che debba condurre una vita da monaco, ti pare?
     Roger sogghignò e tornò a concentrarsi sullo spettacolo. Jonathan lo imitò, o almeno ci provò. Gli parve fosse trascorsa un’eternità quando finalmente l’orchestra smise di suonare e i cantanti si ritirarono dietro le quinte per l’intervallo. Scattò in piedi, precipitandosi fuori in direzione del foyer, dove aveva intravisto l’abito color smeraldo della dama misteriosa. Non l’aveva persa d’occhio dall’esatto momento in cui era calato il sipario. La sentì ridere per una battuta sussurratale all’orecchio da un ammiratore, mentre piegava il capo all’indietro esponendo il lungo collo pallido alla vista dei presenti. La sua risata roca, di gola, gli fece venire i brividi. Quella donna era un concentrato di sensualità. Si chiese come sarebbe stato averla a propria disposizione, nuda in un letto.
      – Buonasera, Cecile – disse avanzando con passi indolenti, un sorriso ironico stampato sul viso. – Che piacere vedervi.
     Madame Dubois lo studiò da sotto le ciglia abbassate. Ebbe l’impressione di notare un guizzo di malizia in quegli occhi di un intenso blu notte, ma fu solo un attimo. Subito dopo gli stava porgendo la mano guantata, con grazia. – Sir Drake, il piacere è tutto mio. Posso presentarvi mia cugina, madame Juliette Morin? Si trova a Londra da pochi giorni e ancora non conosce nessuno qui.
     In quell’istante la dama misteriosa si voltò, indirizzandogli un’occhiata languida che lo colpì dritto al cuore. Vista da vicino era ancora più bella.
     – Onorato di fare la vostra conoscenza, madame Morin – Jonathan si inchinò, senza distogliere lo sguardo da lei un solo secondo. Nei limpidi occhi verdi scorse delle pagliuzze dorate che parvero risplendere sotto le luci del lampadario di cristallo che illuminava la sala.
     Lei si schiarì la voce celando il bel volto dietro al proprio ventaglio, in un gesto che gli parve allo stesso tempo pudico e civettuolo. – Sono io a sentirmi onorata, sir Drake. Ho sentito molto parlare di voi.
     – Sul serio? Spero non diate ascolto ai pettegolezzi. Non tutto quello che si dice sul mio conto corrisponde a verità.
     Juliette rise di nuovo, piano. – Corrisponde a verità che siete uno degli uomini più ambiti nei salotti londinesi e che non lasciate mai un’amante insoddisfatta?
     Se nutriva ancora qualche dubbio sul fatto che quella donna non fosse una demi-mondaine, fu immediatamente fugato da quelle parole. Nessuna signora avrebbe mai affrontato un argomento tanto audace in pubblico. Decise di stare al gioco. – Non posso confermare un’affermazione del genere senza peccare di superbia, madame. Ma sono a vostra disposizione qualora voleste confutare voi stessa tali dicerie.
     Lei arrossì appena, dietro al ventaglio, causandogli uno spasmo al basso ventre. Finora non si era mai reso conto di trovare affascinanti le donne capaci di arrossire. Eppure, fu una certezza nel momento in cui il suo sguardo si posò su quelle gote fiammeggianti.
     – Mi state proponendo di diventare la vostra amante, sir Drake? – Juliette sbatté le lunghe ciglia ramate, ammaliandolo. Se ancora fosse stato restio a soccombere al suo fascino, sarebbe caduto ai suoi piedi in quel preciso istante. Quella donna ci sapeva maledettamente fare.
     Rise a sua volta. – Perdonate la mia sfacciataggine, madame. Proprio non so resistere al fascino di una bella donna.
     – Sul serio mi trovate bella? 
     Gli parve sorpresa, i grandi occhi verdi che lo scrutavano da dietro il ventaglio. Diamine, ne dubitava forse? Oppure era semplicemente a caccia di complimenti? Stava per risponderle a tono quando Madame Dubois posò la mano guantata sul braccio della cugina. – Il secondo tempo sta per iniziare. Sarà meglio tornare ai nostri posti.
     Jonathan si accigliò. Era già finito l’intervallo? Il tempo era volato in compagnia di Juliette e quasi non se ne era accorto. – Quando potrò rivedervi? – si affrettò a chiederle, infischiandosene di apparire troppo insistente.
     – Mi piacerebbe visitare Londra – rispose lei, gli occhi che rilucevano di entusiasmo mal celato. – Potreste farmi da cicerone, se per voi non è un disturbo.
     – Nessun disturbo. In realtà pensavo di proporvelo io stesso. Posso passare a prendervi domani, nel primo pomeriggio. Dove alloggiate?
    – Sono ospite di mia cugina Cecile. Immagino sappiate dove abiti, non è vero? Tutta Londra lo sa.
     Jonathan annuì. Non c’era da stupirsi che l’indirizzo di madame Dubois fosse così noto. A turno erano finiti tutti nel suo letto. – A domani, allora.
     Lei gli indirizzò un cenno di assenso e un ultimo sorriso sbarazzino, prima di congedarsi e sparire dentro al suo palco. Pur a malincuore, Jonathan si avviò verso il proprio e si lasciò cadere sulla poltroncina. Ignorò lo sguardo curioso di Roger e sbuffò piano. Quel secondo tempo sarebbe stato terribilmente lungo, ne era certo.

* * *

Julia si accomodò al suo posto, stringendo il proprio ventaglio con tanta forza da spezzarlo. Tremava tutta. – Non mi ha riconosciuta – disse, con un sospiro che non avrebbe saputo dire se di sollievo o rammarico.
     Madame Dubois le prese una mano fra le sue, in un gesto affettuoso. – Non dovete stupirvene. Voi stessa mi avete detto che sono trascorsi dieci anni dall’ultima volta che lo avete visto e che da allora siete cambiata molto.
     Lei annuì, fingendo di guardare il palcoscenico mentre uno scroscio di applausi accoglieva il ritorno dei cantanti. – Avevo sedici anni quando mi sono sposata con Jonathan. Ero così insignificante a quei tempi! Magra, senza seno e col viso coperto di lentiggini. I miei capelli erano indomabili e di un orribile color carota: un’accozzaglia di riccioli ribelli – rise amaramente al ricordo della ragazzina timida e ingenua che era stata. Col tempo aveva preso peso, i seni erano fioriti e i capelli si erano leggermente scuriti diventando di un caldo rosso tiziano. Anche il viso aveva perso traccia delle lentiggini che tanto l’avevano afflitta nella sua adolescenza. La sua pelle ora era perfetta: candida e setosa.   
     Ma i cambiamenti più importanti li doveva a madame Dubois. Lei era la sua mentore. Le aveva insegnato ad avere fiducia in se stessa e tutte quelle armi di seduzione, utili a far cadere gli uomini ai suoi piedi. Grazie a lei era riuscita ad attirare l’attenzione di suo marito, che in quegli anni si era completamente disinteressato alla sua persona.
     Sospirò, trattenendo a stento le lacrime. – Vuole rivedermi. Domani.
     Cecile la studiò un attimo, prima di risponderle. – E voi? Volete rivederlo?
     Cielo, sì! Non era lì per quello?
     Lasciò andare il respiro, facendosi aria col ventaglio. – Certo. È lo scopo del mio viaggio a Londra riconquistare mio marito.
     – Riconquistarlo o diventare la sua amante? Sono due cose ben diverse, mia cara.
     Julia scrollò le spalle. – Voglio sedurlo, fargli perdere completamente la testa. Pensate che sia sbagliato?
     Madame Dubois le rivolse un sorriso malizioso. – No, affatto. Tuttavia, mi chiedo perché vogliate proprio lui. Non mi avete detto che la vostra prima notte di nozze fu orribile, insoddisfacente per entrambi? Qui a Londra ci sono tanti uomini affascinanti che darebbero la vita per venire a letto con voi. Posso presentarvene alcuni, se lo desiderate.
     Julia si irrigidì. – Vi ringrazio per l’offerta, ma non sono cambiata poi così tanto. Non sono una sgualdrina. E poi le voci che ho sentito sul conto di mio marito sono entusiastiche. Tutte le sue amanti sono concordi nel definirlo un uomo appassionato, decisamente al di sopra di ogni aspettativa a letto. Voi stessa me lo avete confermato.
     Cecile ridacchiò, probabilmente ricordando i tempi della sua antica relazione con Jonathan. – Sì, vostro marito ci sa fare. Su questo non vi sono dubbi, ma…
     – Sono certa che, se mi considerasse alla stregua di un’amante, si impegnerebbe per soddisfare anche me.
     – Ma certo, mia cara. Quello che non capisco è perché vogliate sedurlo, per poi tornare nel Bedforshire a fare la reclusa. Cosa ricaverete da questa avventura?
     Julia esitò. Vi aveva riflettuto a lungo negli ultimi mesi, ma era difficile esprimere a parole ciò che provava. Si schiarì la voce. – Voglio sentirmi una donna sensuale e disinibita, almeno per una volta nella vita. E voglio fare l’amore con mio marito. Non mi importa se non sarà per sempre. Non nutro illusioni in tal senso. So bene che tutte le sue relazioni si concludono, prima o poi, e che  Jonathan non è portato per i legami di lunga durata. Ma è così umiliante sapere di essere l’unica donna che non ha conosciuto il piacere fisico tra le sue braccia.
     – Dunque è una questione di orgoglio?
     – Forse. A ogni modo, mi aiuterete?
     Madame Dubois sorrise. – Ma certo, mia cara. Sarà divertente vedere sir Drake capitolare. Ciononostante, non temete che possa scoprire il vostro inganno? Se decidesse di raggiungervi nel Bedfordshire, capirebbe che voi e Juliette Morin siete la stessa persona.
     Julia si lasciò sfuggire un’amara risata. – Non viene a trovarmi da dieci anni. Perché dovrebbe volerlo fare adesso?
     – Prima o poi potrebbe desiderare di mettere al mondo un erede a cui passare il titolo di baronetto.
     Lei deglutì. Sì, esisteva quella possibilità in effetti. Ma non le importava. – Correrò il rischio.




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mercoledì 20 settembre 2017

LA CONTESSA DELLE TENEBRE - INCIPIT

Vi avevo promesso l'incipit de "La contessa delle tenebre". Eccolo! Buona lettura.



Parigi, Torre del Tempio, settembre 1795

 C
harlotte aprì gli occhi all’improvviso, destata da un rumore di passi.
Odiava svegliarsi in piena notte, preda dell’ansia o del terrore per ogni più piccolo sussurro. Cercò di calmare il battito furioso del proprio cuore: s’irrigidì, raggomitolata contro la parete di pietra della sua cella, stringendosi nella pesante coperta di lana.
     Viveva rinchiusa fra quelle umide mura da circa tre anni, quando era stata arrestata insieme alla sua famiglia dai rivoluzionari francesi. La sua serena esistenza era stata interrotta per lasciare spazio solo a paura e dolore. Uno ad uno, i suoi cari avevano abbandonato questo mondo: prima suo padre, poi sua madre, sua zia Elizabeth e infine il suo adorato fratellino, di soli dieci anni. Una lacrima le scese giù da una guancia e si affrettò ad asciugarla con la manica consunta dell’abito che indossava. Un tempo aveva posseduto vestiti eleganti, confezionati dalle migliori sarte parigine e con le stoffe più pregiate. Com’era lontano quel periodo!
     A volte aveva l’impressione di pensare alla sua vita precedente come a un sogno lontano, esistito solo nella sua fantasia.
     Sentì di nuovo quel rumore di passi e il suo battito cardiaco accelerò. Tese le orecchie, cercando di capire se il suono fosse ora più vicino, ma il rumore del proprio cuore sovrastava ogni cosa. Si impose di respirare a ritmo regolare. I passi si avvicinavano con esasperante lentezza e iniziò ad avvertire degli spasmi alle braccia e alle gambe. Terrorizzata, si rannicchiò ancor di più in posizione fetale.
     In quel momento i passi si arrestarono.
     Qualcuno si fermò davanti alla massiccia porta di legno e lei tremò al pensiero che fossero venuti a prenderla.
     Non voleva morire.
     L’uscio si aprì con un fastidioso cigolio. Charlotte trattenne il fiato, sollevando lo sguardo sulla figura in ombra sulla soglia. Una guardia si intrufolò all’interno. Era un uomo alto, robusto, il naso leggermente aquilino.
     «Cosa volete?» chiese Charlotte in un sussurro, scattando in piedi. La coperta ricadde sulle grigie pietre del pavimento e lei avvertì un brivido, che nulla aveva a che fare con la temperatura all’interno della torre.
     L’uomo si mosse nella sua direzione, le labbra piegate in un enigmatico sorriso. L’afferrò per un braccio, puntando su di lei i suoi occhi famelici come quelli di una belva.
     «Non ti senti tutta sola in questa cella? Vuoi un po’ di compagnia?»
     Il suo alito puzzava di vino. Charlotte cercò di sottrarsi alla sua presa, ma la guardia la trattenne, stringendole il polso quasi fino a spezzarlo. Un urlo di dolore le bruciò la gola.
     «Lasciatemi, vi scongiuro!»
     «Mi scongiuri?» disse l’uomo, divertito. «La figlia del defunto re che scongiura me. È quasi divertente.»
     Charlotte si divincolò. Era terrorizzata. Quegli occhi che la fissavano bramosi la confondevano. Avrebbe voluto parlare, chiedere cosa avesse intenzione di farle… ma le parole non vollero uscire.
     Lui le prese il mento, sollevandolo quanto bastava per poterla guardare negli occhi. «Sei una vera bellezza. Nobile, casta e inviolabile. Irraggiungibile per uno come me, non è così?»
     Charlotte cominciò a tremare. Non capiva cosa quell’uomo volesse da lei, ma era certa che non fosse nulla di buono. Poi lui posò gli occhi sul suo seno, messo in evidenza dalla scollatura dell’abito. La spinse contro la parete, premendo i fianchi contro i suoi.
     «La tua pelle candida mi eccita» sussurrò, sfiorandole una guancia col dorso della mano callosa. «È così bianca… sembra quella di una bambola di porcellana.»
     Lei sussultò, come se l’avesse schiaffeggiata. Quella mano… provava ribrezzo per ciò che le stava facendo. Tentò di opporre resistenza, ma la presa della guardia si fece più forte.       
     «Dimmi, quanti anni hai?»
     Quella domanda la colse di sorpresa. «Di-diciassette, signore» balbettò, confusa.
     «Diciassette. Sei abbastanza grande, allora. Non desideri conoscere il piacere che un uomo può dare a una donna?
     Charlotte rabbrividì. Non sapeva nulla di quelle cose. Talvolta aveva captato qualche discorso, ma le dinamiche dell’accoppiamento restavano per lei un mistero. Tuttavia, credeva fosse impossibile provarne piacere. Tutto ciò che sentiva per quell’uomo, che premeva il proprio corpo sudato contro di lei, era disgusto.
     In quel momento percepì qualcosa di duro contro i fianchi. Abbassò lo sguardo, temendo che lui la stesse minacciando con una spada. Ma non era una spada, realizzò con orrore.
     Deglutì. «Vi prego… »
     L’uomo la strattonò, nel tentativo di slacciarle il corpetto dell’abito. «Riserva le tue preghiere per i santi» la derise. In quel mentre Charlotte sentì la stoffa lacerarsi e quelle mani rozze le strinsero i  seni. Si irrigidì. Avrebbe voluto urlare, ma chi mai sarebbe venuto in suo soccorso in quella prigione? Da quando era stata fatta prigioniera tutti si prendevano gioco di lei. Non vi era il minimo rispetto: era oggetto di scherno e derisione; le venivano indirizzate canzoni oscene e insulti di ogni genere.
     Cercò di spingere per liberarsi, ma era inutile. Lui era troppo forte. A un tratto la schiaffeggiò con un impeto tale da stordirla.
     «Stai ferma! Ti piacerà, vedrai. Aprirai le gambe per me come una qualsiasi sgualdrina. Non vedo l’ora di scoprire come gode una principessa.
     Lacrime silenziose le solcarono il viso. Non era possibile che le stessero facendo questo. La verginità era l’unico valore che le fosse rimasto, non potevano privarla anche di quel bene per lei così prezioso.
     «No, per favore… no!
     Ridendo sguaiatamente l’uomo le sollevò le sottane. Lo vide sbottonarsi la patta delle braghe e avventarsi su di lei come un animale. Tutto quel che percepì dopo fu solo dolore e umiliazione. La guardia profanò il suo corpo con affondi sempre più veloci. Charlotte urlò con tutto il fiato che aveva in gola, ma quei colpi non cessarono. Ebbe la sensazione che la lacerassero in profondità, fino a trafiggerle l’anima.
     Il sangue cominciò a colarle giù dalle gambe, insozzandole le calze. Ma che importava, a quel punto? Lei rimase immobile, gli occhi chiusi e invasi dalle lacrime, mentre quel mostro terminava di fare quel che aveva cominciato. Lo sentì tremare e riversare il suo seme dentro di lei. Dopo di che si ripulì con un lembo della camicia e si riabbottonò i calzoni, sul viso un sorriso soddisfatto.
     «Non sei stata male, principessa. Magari potrei tornare a trovarti una di queste sere, che ne dici?»
     Charlotte non rispose. Le forze l’avevano abbandonata. Si sentiva sporca nel cuore e nell’anima. Avrebbe voluto lavarsi, strofinarsi la pelle fino a scorticarla, pur sapendo che il dolore provato non sarebbe andato via col sapone. L’avrebbe tormentata per l’eternità. 
     Un attimo dopo sentì la porta della cella richiudersi alle sue spalle e crollò sul pavimento. Le gambe non la reggevano più. Tornò a rannicchiarsi contro il muro, cercando di coprirsi con le mani.
     Infine pianse. Pianse tutte le sue lacrime.      
    



CAPITOLO 1


Amsterdam, dicembre 1795

L
eonardus Cornelius Van der Valck se ne stava seduto a un tavolo da gioco con un bicchiere di pregiato madera in una mano e nell’altra un mazzo di carte. Era solito trascorrere il proprio tempo libero facendo bagordi con gli amici. Gioco d’azzardo, donne di facili costumi e grosse somme di denaro erano il suo pane quotidiano. Tutto, pur di sfuggire alla noia e all’inquietudine che l’opprimevano.
     «Tocca a voi dare le carte» gli disse un baronetto inglese, seduto alla sua destra.
     Intanto, una fulgida bellezza bruna dal seno procace e dalla scollatura generosa gli si era avvicinata, ancheggiando e mettendo bene in mostra la sua mercanzia.
     Con ogni probabilità Leonardus avrebbe finito per portarsela a letto, dopo qualche altro bicchiere e una ricca vincita. Considerò l’idea e fece un sorrisino.
     «Non abbiate fretta, Fairfax» rispose al baronetto. «La notte è ancora giovane.»
     Lanciò una fugace occhiata alla brunetta e si accinse a mischiare le carte, quando un uomo dalla sobria eleganza e i lineamenti aristocratici lo interruppe.
     «Il signor Van der Valck?» indagò, cauto.
      Leonardus sollevò lo sguardo e inarcò un sopracciglio, scrutando incuriosito il nuovo venuto.  Il suo accento straniero era piuttosto marcato. Doveva essere di origine austriaca, suppose da diplomatico esperto. Di sicuro non l’aveva mai visto prima.
     «Posso sapere con chi ho l’onore di parlare?»
     L’uomo si fermò a un passo da lui, lo sguardo impenetrabile. Sembrava disapprovare quel luogo e il clima dissoluto di cui era pregno. Doveva essere un tipo piuttosto noioso.
     «Sono il conte Brank, al servizio dell’Imperatore d’Austria.»
     «In cosa posso aiutarvi, signor conte?»
     «Si tratta di una questione privata. Se volete seguirmi in un luogo più consono, sarò lieto di illustrarvi i motivi che mi hanno condotto qui.» 
     Leonardus trattenne una risatina. Se quell’uomo pensava di rovinargli la serata, si sbagliava di grosso. Niente e nessuno l’avrebbero allontanato dal tavolo da gioco e da quella signora compiacente.
     «E cosa vi fa credere che io sia interessato a conoscere simili dettagli? Come vedete sono piuttosto impegnato in questo momento.»
     Il conte si irrigidì. Evidentemente non era solito ricevere rifiuti.
     «Forse una cospicua somma di denaro potrebbe aumentare la vostra curiosità.»
     «Forse» ammise Leonardus. «Dipende da cosa intendete per cospicua.»
     «Non ho tempo da perdere, signore» si spazientì Brank. «Volete seguirmi, per favore? Sono ansioso come voi di mettere fine a questo colloquio.»
     Leonardus si scusò coi compagni di gioco e si alzò. Sperava che tutto si concludesse velocemente, per poter tornare dagli amici e dalla prosperosa bellezza bruna. Ma aveva il sospetto che la faccenda fosse complicata e prevedeva guai.
     Il conte gli fece strada fino a un salottino privato – i club di lusso come quello ne avevano sempre uno – e attese che Van der Valck entrasse, per richiudere la porta con un colpo secco.
     «Ebbene?» lo incoraggiò, visibilmente spazientito. «Di che si tratta?»
     «È una questione piuttosto seria. Meglio che vi mettiate comodo.»
     Leonardus sbuffò. Prese posto su un’elegante poltrona damascata e attese che anche il proprio interlocutore si sedesse, prima di sollevare uno sguardo indagatore su di lui.
     Finalmente, Brank si decise a parlare: «Come ben saprete, l’Imperatore ha una cugina che è stata tenuta in cattività dai rivoluzionari francesi…»
     «Andate subito al dunque, signor conte. Non ho intenzione di dedicarvi l’intera serata.»
     «Si tratta di una questione diplomatica molto seria e delicata che non può essere liquidata in due parole. Quindi abbiate l’accortezza di tacere e lasciarmi continuare.»
      Sbuffando leggermente, Leonardus si dispose all’ascolto.
      Gli fu illustrata l’intera vicenda di una sfortunata ragazza di sangue reale, fatta prigioniera e liberata di recente, in cambio di dodici prigionieri di guerra. Si chiese irritato cosa avesse a che fare con lui tutto ciò, finché non gli fu evidente.
     «Mi state chiedendo di prendermi cura di questa ragazzina per il resto dei miei giorni? Mi avete preso per una balia, forse?» Il suo tono scandalizzato fece scattare in piedi il conte austriaco.
     «Non sono io che ve lo chiedo. È un ordine dell’Imperatore in persona!»
     La faccenda si stava facendo più complicata e sgradevole del previsto. Decisamente peggiore di ogni sua più tetra aspettativa. Ed era chiaro che all’Imperatore non si potesse dare un “no” come risposta.
     «Perché io?» si ritrovò a chiedere, incredulo che una simile sfortuna fosse capitata proprio a lui.
     «Siete la persona più adatta a questo incarico. Vestite i panni del diplomatico con discreto successo, siete giovane e attraente e, soprattutto, non siete sposato.»
     «Cos’ha a che vedere il mio stato di uomo celibe con tutto questo?»   
     Il conte si accese un sigaro con esasperante lentezza. Tirò una boccata e infine continuò: «Vi viene richiesto di prendere in moglie la ragazza, signore. Durante la prigionia è stata stuprata e ora è in attesa di un figlio. Le nozze sono necessarie per mettere a tacere le malelingue.»
     Leonardus sbiancò. Dovette afferrare il bicchiere di rhum che gli era stato gentilmente offerto e berlo tutto d’un fiato, per riaversi.
     «Maledizione!» fu la sua risposta seccata.

La carrozza correva veloce sulla strada lastricata che conduceva al confine con la Svizzera. Charlotte si sporse dal finestrino con aria inquieta e sospirò. Viaggiava da parecchie ore ed era ansiosa di arrivare a destinazione. Le era stato detto che la meta era una piccola cittadina di confine, chiamata Huningue. Ancora non era certa di chi avrebbe trovato ad aspettarla in quel luogo, ma sperava che si trattasse di una presenza amica. Era così desiderosa di conforto, dopo tutte le tribolazioni vissute negli ultimi anni.
     «Allontanatevi dal finestrino, madame» la rimproverò la voce acida della sua accompagnatrice.                  Era una donna rigida e scorbutica che Charlotte  giudicava incapace di provare il minimo   sentimento d’affetto. La meno indicata per chi di affetto ne aveva una fame assoluta, come lei.
     Si abbandonò sul sedile e cominciò a giocherellare distrattamente con il bordo di pizzo del colletto dell’abito che indossava. Era un capo di eleganza discreta, più accollato di quanto esigesse la moda e di una taglia superiore alla sua, in modo che nascondesse l’imbarazzante rotondità del suo ventre. Il grigio scuro della stoffa le attribuiva più l’aria dell’istitutrice che quella di una principessa  e l’acconciatura era altrettanto severa: i capelli le erano stati pettinati in una rigida crocchia sulla nuca. Solo accidentalmente qualche ricciolo biondo era sfuggito alle forcine e ora svolazzava indisturbato, mosso dal vento.
     «Quando arriveremo?» si decise a chiedere, in tono sofferente. Sentiva il bisogno di sgranchirsi le gambe e di respirare a pieni polmoni l’aria di montagna. Nonostante il freddo rigido dell’inverno, bramava con tutta se stessa di ritrovarsi all’aperto, di poter finalmente riabbracciare spazi ampi, senza nessun muro attorno.
     «Manca poco, ormai.» La sua accompagnatrice incrociò le braccia. «Cercate di essere paziente, madame.»
     Avrebbe voluto rispondere che la pazienza l’aveva esaurita durante gli anni di reclusione, ma si morse la lingua e tornò a guardare fuori dal finestrino.
     Stavano attraversando l’Alsazia e la vista delle distese di neve la rilassò un poco.
     Finalmente, la carrozza si fermò di fronte a una costruzione in pietra a tre piani, con il tetto in mattoni rossi. L’insegna sulla porta indicava che si trattava di un albergo per i viaggiatori, che portava il nome di Hotel du Corbeau.
     Charlotte si sistemò il pesante mantello di pelliccia sulle esili spalle e attese che lo sportello della carrozza le venisse aperto dal cocchiere, che l’aiutò a scendere.
     Notò con sorpresa che vi erano due persone ad attenderla. Un giovanotto alto e snello se ne stava ritto, in piedi, di fronte alla carrozza. Il suo viso aveva un qualcosa di familiare ai suoi occhi, che si riempirono di lacrime nel riconoscerlo.
     «Louis Antoine!» esclamò, correndo a gettarsi fra le sue braccia. «Siete proprio voi?»
     Il giovane dai lunghi capelli castani e il viso ovale la strinse brevemente per poi staccarsi e sorriderle impacciato.
     «È un piacere rivedervi, cugina» le disse. Poi si voltò verso l’altra persona che si era tenuta discretamente in disparte.
     Charlotte seguì il suo sguardo e si ritrovò a fissare un paio di occhi grigi, freddi come il ghiaccio.
     Lo sconosciuto si avvicinò cauto. Aveva un passo deciso che le risultò immediatamente odioso. I capelli erano neri e più corti di quanto esigesse la moda. Il viso un po’ spigoloso, ma di una bellezza mozzafiato. Le labbra sottili, invece, erano incurvate in quello che a lei parve un sorriso forzato, di convenienza.
     Il cugino si affrettò a fare le presentazioni: «Questo è Leonardus Van der Valck, un diplomatico olandese.»
     L’uomo dagli occhi di ghiaccio le prese la mano e la baciò. Charlotte fu percorsa da un brivido improvviso, mentre un intenso rossore le colorava le guance pallide. Ritirò la mano, come se si fosse scottata, e distolse immediatamente lo sguardo. Si chiese cosa facesse lì quello sconosciuto e si sentì infastidita dalla sua presenza.
     «Sono molto onorato di fare la vostra conoscenza, madame» disse l’uomo, con una voce bassa e profonda, ma con un tono che sembrava smentire le sue parole.
     Lei gli indirizzò un lieve cenno del capo e si sforzò di sorridere mentre si lasciava condurre dal cugino verso l’entrata dell’albergo.
     «Immagino abbiate bisogno di rifrescarvi e cambiarvi d’abito» fece Louis Antoine, in tono premuroso.
     Lei lanciò un’ultima occhiata alle sue spalle, dove Van der Valck era rimasto a fissarla con un’espressione indecifrabile in quegli occhi grigi.
     «Cosa ci fa qui quell’uomo?» sussurrò, confusa. Il cugino sorrise enigmatico mentre le apriva la porta dell’albergo. «Ne parleremo più tardi» le rispose, affrettando il passo.

     A Charlotte non restò altro da fare che seguirlo.        

Potete trovare l'intero romanzo su amazon e kobo 

lunedì 18 settembre 2017

LA CONTESSA DELLE TENEBRE - ROMANCE STORICO

Carissimi lettori,
ho pensato di parlarvi di alcuni miei vecchi romanzi, in modo da farli conoscere un po' a chi ancora non li ha letti.
Comincio con La contessa delle tenebre, un romance storico liberamente ispirato a una figura storica realmente esistita: Marie Thérèse Charlotte di Borbone, la sfortunata figlia di Luigi XVI e Maria Antonietta.



TRAMA:

Parigi, 1795. Marie Thérèse Charlotte di Borbone da tre anni vive rinchiusa fra le mura della Torre del Tempio, imprigionata dai rivoluzionari francesi. Ha visto morire, uno dopo l’altro, tutti i suoi familiari e ha subito la più tremenda delle umiliazioni: lo stupro; teme di non avere alcuna via d’uscita quando le viene proposta la liberazione, in cambio di dodici prigionieri di guerra.
La stessa sera, mentre si sta svagando con partite a carte e prostitute, Leonardus Cornelius Van der Valck riceve la visita di un nobile austriaco che gli fa un’offerta che non può rifiutare: l’imperatore in persona gli chiede di prendere sotto la propria custodia la cugina, unica superstite della famiglia reale francese. Ma c’è un problema: l’affascinante e scaltro libertino dovrà sposare la ragazza, rimasta incinta durante la prigionia.
Riusciranno due persone tanto diverse a fidarsi l’una dell’altra? E Charlotte saprà superare il trauma della violenza subita, per aprire il suo cuore all’amore vero? 
Scottanti passioni, rapimenti, scambi di persona e intrighi politici si susseguono per dare vita a un romanzo in cui amore e coraggio accompagnano il lettore, pagina dopo pagina.

Link d'acquisto su amazon: https://www.amazon.it/contessa-delle-tenebre-Laura-Gay-ebook/dp/B00I5NBO5Y 

La prossima volta vi posterò l'incipit del romanzo. Stay tuned. ;-)

venerdì 12 maggio 2017

SCANDALOSI LEGAMI DISPONIBILE ANCHE IN CARTACEO

Ciao a tutti,
vi informo che il mio romanzo "Scandalosi legami" è da oggi disponibile anche in formato cartaceo e ordinabile su amazon a questo link:

https://www.amazon.it/SCANDALOSI-LEGAMI-Laura-Gay/dp/8826406731/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=&sr=

Trama:

Diana Ricci si considera una donna comune, lavora in un liceo di Torino e da tre anni non ha una relazione. Non è brutta, ma nasconde il proprio fascino sotto abiti dimessi e pettinature fuori moda, forse per paura di essere notata. Andrea Sartori, al contrario, è un uomo sicuro di sé, ricco, affascinante e carismatico. Non vuole relazioni stabili, ma ama le belle donne e gli riesce facile conquistarle. Tuttavia, quando incontra Diana per caso, nella scuola frequentata dalla figlia adolescente, riesce a vedere al di là delle apparenze e capisce che sotto quegli abiti dimessi batte il cuore di una donna estremamente passionale e ricca di sensualità. In quel momento Andrea prende una decisione: vuole Diana nel suo letto, a ogni costo. All'inizio Diana è confusa dalle attenzioni di Andrea. È il padre di una sua allieva e intrecciare con lui una relazione non è affatto professionale. Eppure i suoi sensi si risvegliano ogni volta che lo vede, rendendole impossibile resistergli. Scandalosi legami è la storia indimenticabile di una donna fragile che subisce il fascino di un uomo potente e bellissimo, in un mix esplosivo di erotismo e seduzione. Ma è anche la storia di un'adolescente, Viola, alle prese coi primi turbamenti d'amore: quel sentimento proibito e scandaloso che nutre per Jacopo, il proprio insegnante di inglese.


martedì 7 marzo 2017

lunedì 6 marzo 2017

sabato 4 marzo 2017

I libri: Il mio passato, il mio presente e il mio futuro: Una proposta indecente può cambiarti la vita?

Una nuova recensione al mio romanzo. Per leggerla cliccate sul link qui sotto:

I libri: Il mio passato, il mio presente e il mio futuro: Una proposta indecente può cambiarti la vita? Scop...: Oggi voglio presentarvi un libro che ho finito di leggere pochi giorni fa e che devo ammettere di aver trovato fluido e particolare.  E...