domenica 5 luglio 2015

SCANDALOSI LEGAMI - QUATTORDICESIMA PUNTATA

In un attimo Viola si ritrovò stesa sul divano, il corpo muscoloso di Jacopo premuto contro il proprio e le bocche che si divoravano a vicenda. Lui fece scivolare la sua lingua su quella di lei schiacciando il proprio bacino contro il suo.
     Viola era su di giri. Voleva di più. Un contatto più intimo, più profondo. Sollevò una gamba, avvinghiandola a quella di Jacopo, il cuore che danzava una samba nel suo petto. Non aveva mai provato nulla di simile in precedenza. Era completamente stordita. Esitante, cominciò a muovere la sua mano su di lui, sfiorando appena l’orlo della maglietta. Lasciò scorrere le dita sulla pelle nuda, incredibilmente calda, facendogli sentire il tocco leggero delle unghie.
     Jacopo si lasciò sfuggire un sibilo e il suo petto cominciò a sollevarsi e abbassarsi a un ritmo più frenetico.
     Era lei a fargli quell’effetto? Viola non lo sapeva. Era cosciente solo della bocca di lui che si muoveva sulla propria e dei fremiti che sentiva al basso ventre, come se avesse avuto mille farfalle nello stomaco che svolazzavano indisturbate. Ogni suo pensiero coerente si concentrò laddove si incontravano le loro labbra; quel punto di contatto era sufficiente a farle provare brividi d’eccitazione in tutto il corpo.
     Aveva già baciato qualche ragazzo prima, ma non era stato così. Si era trattato di baci frettolosi, privi d’esperienza, che non avevano innescato nessun fuoco d’artificio nel suo cuore. A un tratto Jacopo si staccò da lei. – Viola – mormorò, la voce che sembrava di cartavetrata. – Mi stai facendo impazzire.



     La sua mano si infilò tra i suoi capelli e scivolò lenta lungo la mandibola. Poi lui si chinò di nuovo in avanti per baciarla ancora e Viola si ritrovò a desiderare che le loro labbra restassero così per sempre: premute l’una contro l’altra. La bocca di Jacopo si aprì e lei rabbrividì nuovamente, nel sentire il suo sapore dolce di menta, il respiro mischiato al proprio. Stavolta le sue labbra si mossero più lentamente, quasi con tenerezza, come se lui volesse assaporarla piano, senza fretta. Infine, Jacopo si sollevò e rotolò su un fianco, il fiato corto.
     – Non possiamo farlo – Le sue parole le risultarono sgradevoli come un pugno nello stomaco. Viola cercò di impossessarsi di nuovo della sua bocca, ma si ritrovò immobilizzata dalle sue braccia.
     – Perché no?
     Lui sospirò. – Viola, sono il tuo insegnante di inglese.
     – Non lo dirò a nessuno, te lo giuro.
     Una risatina roca gli uscì dalle labbra tese. – Non è questo il punto. Tu sei una ragazzina ed io un uomo. Non intendo approfittarmi di te e della tua ingenuità. Non sarebbe giusto.
     – Stai cercando di dirmi che sono troppo piccola? Non lo sono, dannazione! Ho già diciotto anni. Sono adulta, ormai.
     Jacopo si tirò su a sedere, passandosi una mano tra i capelli. – Adulta? – Un’altra risata spezzò il silenzio. – Ti è successo altre volte di rotolarti su un divano con un uomo?
     Lei si sentì ferita da quelle parole, ma non lo diede a vedere. Sollevò il mento, sfidandolo con lo sguardo. – Non sei il primo che bacio, se è questo che ti stai domandando.
     – Viola, se non mi fossi fermato non ci saremmo limitati a dei baci. Capisci quel che intendo dire, vero?
     Lei si morse il labbro. Sì, lo capiva. Avrebbero finito per fare l’amore. Era pronta per un passo del genere? Non lo sapeva. Ma sapeva di non voler rinunciare a lui. Non dopo che aveva assaggiato la dolcezza di quelle labbra. – Giulietta aveva quattordici anni quando fece l’amore per la prima volta – disse la prima cosa che le venne in mente. Sapeva che era una frase stupida, ma non le importò.
     Jacopo le rivolse uno sguardo serio. – Già. E sappiamo tutti com’è finita. Viola, tu mi piaci da morire. Ma proprio per questo non me la sento di incasinare le cose tra noi. Non voglio che tu bruci le tappe. Dovresti frequentare i ragazzi della tua età e fare le esperienze che fanno di solito le tue coetanee.
     All’improvviso lei sentì un peso sullo stomaco. Che cosa intendeva dirle? Che se non fosse stata vergine, non ci sarebbe stato alcun problema? Perse il controllo. – Basta! – urlò, alzandosi all’improvviso dal divano. – Sono stufa di essere trattata come una bambina!

     Ignorò i tentativi di Jacopo di calmarla. Si diresse alla porta e uscì sbattendola con forza, il cuore che le rimbalzava nel petto. Lacrime di rabbia le bruciavano gli occhi. Non riusciva neppure a vedere dove andava e per poco non inciampò nelle scale. Tuttavia, non si voltò indietro. Continuò a correre finché non si ritrovò in strada. Da sola.


4 commenti:

  1. Nooo... interrotto sul più bello! Non puoi lasciarci così in sospeso, Laura!
    Bellissimo episodio, davvero! Emozionante!
    Posso dire una cosa? Dei quattro personaggi che ci hai presentato finora, Jacopo è quello che mi piace di più. Così vero, tormentato ed insieme saggio, dolce e passionale...

    RispondiElimina
  2. Ciao, Eva. È una tattica che si insegna nei manuali di scrittura, quella di interrompere la scena in un momento cruciale. Si chiama Cliffhanger e serve a catturare l'attenzione di chi legge. Comunque lo confesso, Jacopo piace molto anche a me. ;-)

    RispondiElimina
  3. Bellissimo Laura, però finirlo sul più bello come ha detto Eva proprio no.
    Non riesco ad avere una visione di quello che potrà succedere in seguito e questo e quello che mi intriga di più. Attendo con ansia

    RispondiElimina
  4. Cercherò di postare un po' prima questa settimana. Promesso!

    RispondiElimina