lunedì 14 settembre 2015

SCANDALOSI LEGAMI - DICIANNOVESIMA PUNTATA

*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.

Non ebbe il tempo di ragionare su ciò che stava accadendo: le mani di Jacopo erano dappertutto: sul suo sterno, sui seni; le dita che sfioravano i capezzoli attraverso il tessuto sottile del reggiseno.
Viola ebbe la sensazione che ogni cosa intorno a lei si sgretolasse. Aveva coscienza solo di quei polpastrelli che si muovevano sulla sua pelle, provocandole brividi in tutto il corpo. Era certa di non aver mai provato nulla di simile in vita sua. Chiuse gli occhi nel preciso istante in cui Jacopo le fece scorrere le mani lungo la schiena, per slacciarle il reggiseno. Trattenne il fiato. Lui le sollevò la maglia e lei l’aiutò a sfilargliela dalla testa. Poi anche il reggiseno volò via.
Dio mio, non riusciva a credere che stesse succedendo davvero!
L’aria fresca di quel pomeriggio invernale la investì, facendole inturgidire i capezzoli. Ma fu solo un attimo. Subito dopo la bocca di Jacopo fu su di lei; avvolse una delle punte eccitate, stuzzicandola a lungo con la lingua, e un fuoco inarrestabile le divampò dentro.
Dalle labbra riarse di Viola fuoriuscì un gemito prolungato. Le dita si strinsero ancor di più sul maglione del professore, quasi volesse trattenerlo, impedirgli di smettere quella dolce tortura.
Invece tutto finì.
Viola si ritrovò a fissare gli occhi di brace di Jacopo su di lei, il petto scosso da respiri affrettati. – Ti prego, non fermarti – supplicò con un filo di voce.
Lui si lasciò sfuggire un’imprecazione. – Vuoi perdere la verginità qui, in una fottuta macchina? È questo che vuoi?
Viola dovette fare uno sforzo tremendo per riordinare i pensieri. – Voglio perdere la verginità con te. Non mi importa dove.
Jacopo rise piano. Una risata secca, senza allegria. – Non sai quello che dici. Meriti molto di più di una sveltina sui sedili posteriori di una Peugeot di seconda mano. Tu meriti di essere coccolata e viziata. Meriti paroline dolci sussurrate all’orecchio, su un letto ricoperto di petali di rose. Cazzo, Viola… stiamo parlando della tua prima volta!
Lei aveva quasi le lacrime agli occhi. Cavolo, era stata così vicina al raggiungimento del suo sogno più grande. Le si erano persino bagnate le mutandine e, nonostante la propria inesperienza, sapeva cosa volesse dire: era pronta per lui. E non era sicura che con un altro avrebbe provato le stesse cose. Si asciugò una lacrima col dorso della mano, ma non fiatò. Cosa poteva dire?
Jacopo raccolse il suo reggiseno che era finito sul tappetino, ai propri piedi, e glielo porse. Lo indossò in silenzio, un’ondata gelida sul cuore. – Rivestiti – le disse a un tratto lui, distogliendo lo sguardo. – Ti riporto a casa.




Diana tamburellò le mani sul volante, nella testa un turbinio di pensieri confusi. Dov’era finita Viola? Era passata a casa Sartori per parlare con lei, ma non aveva trovato nessuno. Si chiese se fosse il caso di sentire Andrea, ma non voleva metterlo in apprensione.
Forse era andata a studiare da qualche compagno di scuola.
Stava per riavviare il motore, quando una Peugeot grigia si immise nel vialetto d’accesso e si arrestò proprio davanti all’elegante stabile in cui vivevano i Sartori. Diana trattenne il respiro. Sapeva a chi apparteneva quell’auto: Torre l’aveva riaccompagnata a casa con quella, dopo l’ultimo collegio docenti. Gocce di sudore le scesero lungo la schiena e rimase immobile a fissare la figura esile di Viola che scendeva dall’auto, lo zaino in spalla e un’espressione smarrita sul volto pallido.
Merda.
     Si impose di restare immobile, nonostante il suo primo istinto fosse stato quello di raggiungerli e pretendere dal suo collega una spiegazione esauriente. Cosa diavolo ci faceva in compagnia di Viola?
Non essere impulsiva, Diana. Calmati.
Trattenne il respiro finché l’auto non si fu allontanata. Solo allora scese dalla propria e raggiunse Viola, i tacchi che scricchiolavano sulla ghiaia del vialetto.
– Viola! – chiamò, agitando una mano e mettendosi a correre.
Lei si arrestò di colpo, la fronte leggermente corrugata. – Professoressa Ricci, cosa ci fa qui?
Prese una boccata d’aria, prima di riuscire a rispondere. – Sono passata per chiederti se ti andava di fare un po’ di shopping insieme. Così chiacchieriamo un po’.
Viola esitò. Poteva immaginare il suo sconcerto. Forse era addirittura spaventata dalla sua improvvisata. Decise di tranquillizzarla. – È stato tuo padre a chiedermelo.
Lei calciò via un sassolino e si adombrò. – Quando la smetterà di trattarmi come una bambina? Non ho bisogno di una baby-sitter!
– E di un’amica? Puoi considerarmi solo questo: un’amica.
– Lei non è mia amica. È la mia prof di italiano.
Diana mantenne lo sguardo fisso su di lei cercando di non intimorirla, ma allo stesso tempo di apparire dura e inflessibile. – Anche il professor Torre è un tuo insegnante, eppure sembrate in ottimi rapporti. Ti ho vista scendere dalla sua auto, poco fa.
Se era sorpresa dalla sua domanda diretta, Viola non lo diede a vedere. Si limitò a mordersi il labbro inferiore e a sistemarsi lo zaino sulla spalla. – Stiamo lavorando insieme a una recita scolastica. Tutto qui.
– Sicura? – Diana la incalzò, ben decisa a farsi dire la verità. – Non lo stai coprendo, vero? Vi ho visti insieme anche stamattina, nei bagni della scuola. Dubito che vi siate chiusi in bagno per parlare di una rappresentazione scolastica.
La vide arrossire e un po’ le fece tenerezza. Viola non era molto brava a mascherare le proprie emozioni. – In realtà è lui che sta coprendo me.
Questa proprio non se l’aspettava. Sgranò gli occhi. – Come? In che senso?
– Mi ero chiusa in bagno con Scarpati. Il professor Torre ci ha visti mentre ci baciavamo e ha promesso di non dirlo a nessuno. Ma non abbiamo fatto nulla di male io e Stefano. È stato solo un bacio.
Diana era interdetta. Stava dicendo la verità?
Si sentì stupida per aver sospettato in quel modo del professor Torre. Era sempre stato un bravo collega: serio, gentile e disponibile. Lei poteva dire altrettanto? Non ci aveva messo molto a infilarsi nel letto di Andrea, sebbene tecnicamente non si fosse trattato di un letto, e in fatto a serietà sul lavoro era di certo lei a trovarsi in difetto.
Rammaricata, rivolse a Viola uno sguardo colpevole. – Okay, mi scuso per essermi intromessa. Sono solo preoccupata per te. Ultimamente sei così distratta a scuola. Cosa ti sta succedendo?
Viola tornò a mordersi il labbro. – Che ne dice di salire di sopra? Parleremo meglio di fronte a una tazza di tè. O se preferisce una cioccolata calda.
– Un tè sarebbe perfetto, grazie.
– Mi promette che ciò che le dirò resterà tra noi e non correrà a spifferarlo a mio padre?
Trattenendo un sorriso, Diana annuì convinta. – Promesso.

– Avanti, mi segua.


2 commenti:

  1. Jacopo é DECISAMENTE il mio personaggio preferito! Dolce, romantico, appassionato, ardente... ma adesso? Come riuscirà a conciliare passione e senso di responsabilità? E poi, quando ci racconterai cosa sta accadendo tra Diana e Andrea? Non farci aspettare troppo...

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  2. Lo confesso: Jacopo piace anche a me. Ma anche Andrea saprà farsi valere (o almeno lo spero) e lui e Diana torneranno presto. :-)

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