sabato 27 giugno 2015

SCANDALOSI LEGAMI - TREDICESIMA PUNTATA

*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.

Cosa le fosse saltato in mente di accettare l’invito di Andrea proprio non se lo seppe spiegare. Era per caso impazzita? Se salire sulla sua auto aveva decretato la sua resa incondizionata, cosa avrebbe fatto una volta sola con lui, nel suo appartamento?
     Diana si strofinò le mani sugli occhi, nel tentativo di scacciare l’ansia e la stanchezza, e andò in bagno, dove cominciò a spogliarsi lentamente. Si infilò sotto la doccia per lavare via dalla pelle l’odore di sesso e del costoso dopobarba di Andrea, che le era rimasto appiccicato addosso. Poi indossò un abito sobrio ma elegante e si infilò ai piedi un paio di sandali dal tacco alto. Se doveva recarsi nei quartieri alti, non voleva apparire come una sciattona. Allo stesso tempo, desiderava evitare di mostrarsi troppo sexy. Andrea avrebbe pensato che lo faceva per lui, invece l’unico motivo che l’aveva spinta ad accettare quell’invito era Viola.
     A chi vuoi darla a bere?
     Scacciò quella voce insistente all’interno della propria testa e si asciugò meticolosamente i capelli, per poi pettinarli con cura. Un tocco leggero di cipria sulle guance, un filo di rossetto ed era pronta. Per un attimo rimase a fissarsi nello specchio, combattuta tra il desiderio di rivedere Andrea e quello di fuggire il più lontano possibile da lui. L’orologio a pendolo nel salotto batté un colpo, scuotendola dalle proprie riflessioni. Fece un gran respiro e si decise a uscire di casa.
     Come al solito, le strade di Torino erano immerse nel caos. Diana rifletté sulla possibilità di prendere un taxi e poi farsi riaccompagnare a casa da Sartori, ma scacciò quell’idea troppo pericolosa e prese la propria auto: una cinquecento rosso fiammante.
     L’appartamento di Sartori si trovava a cinque minuti di automobile dalla piazza della Gran Madre, in un complesso residenziale immerso nel verde. Diana restò a bocca aperta mentre varcava l’enorme cancello e si immetteva in un viale alberato che conduceva alla palazzina. Lei non si sarebbe potuta permettere una simile abitazione neppure lavorando una vita. Oltrepassò un campo da tennis e posteggiò l’auto in un ampio parcheggio, giusto in tempo per veder arrivare Andrea, che per l’occasione aveva abbandonato l’abbigliamento formale in giacca e cravatta e indossava un semplice paio di jeans e una maglietta attillata. Era bello da mozzare il fiato.
     Diana scese dall’auto con le palpitazioni. – Allora? Vuoi dirmi che è successo a Viola?
     Lui si tolse gli occhiali da sole per fissarla con un’occhiata penetrante. – Non qui. Andiamo a parlare in piscina, lontano da orecchi indiscreti.
     In piscina? Diana deglutì. – Hai anche una piscina?
     Lui rise piano. – Non è mia. Appartiene al condominio, ma in questa stagione non c’è nessuno. È un posto piuttosto tranquillo per parlare. Sempre che tu non preferisca salire di sopra.
     Con la testa indicò l’ultimo piano della palazzina, dove presumibilmente si trovava il suo appartamento. Diana ebbe una visuale di una camera da letto in cui aleggiava il profumo di Sartori e dovette farsi aria con la mano. – La piscina andrà benissimo – rispose, un po’ troppo enfaticamente.
     Andrea rise di nuovo. – Tranquilla, non ho intenzione di sedurti. A meno che tu non lo voglia.
     – No, non lo voglio – Sollevò il mento con aria di sfida e si avviò dietro di lui, barcollando sui tacchi alti.
     Andrea sospirò, le mani infilate nelle tasche dei jeans e quell’aria squisita da cattivo ragazzo che tanto le piaceva. – Peccato. Ammetto che non mi sarebbe dispiaciuto toglierti quel delizioso vestitino e ammirarti nuda.



     Seccata, lei si lasciò sfuggire uno sbuffo. – Mi hai già vista nuda.
     – Ma non ti ho ammirata a sufficienza.
     Quell’uomo era decisamente snervante. Ma tanto, tanto sexy. Diana si morse la lingua per non rispondere a tono e disse solo: – Ricorda che sono qui per parlare di Viola.
     – Non l’ho dimenticato. A proposito… grazie.
     – Per cosa?
     – Per essere venuta.
     Lo disse in un modo talmente dolce che Diana sentì le farfalle alla bocca dello stomaco. Il che era un male. Ci mancava che si innamorasse di quell’uomo e tutta la sua vita sarebbe andata in frantumi come un vaso di coccio. – È mio dovere, no? Viola è una mia allieva.

* * * 

Viola suonò il campanello e rimase in attesa, mordendosi il labbro fino a farlo sanguinare.
     Ti prego, apri quella porta!
     Il suo desiderio fu esaurito: la testa del professor Torre spuntò dall’uscio, la fronte leggermente corrugata. – Viola, cosa ci fai qui? È successo qualcosa?
     Gli occhi le si riempirono di lacrime. – Posso entrare?
     – Certo. Accomodati.
     Jacopo si fece da parte, continuando a fissarla preoccupato. Viola era consapevole dei suoi occhi fissi su di lei e si sentì vagamente a disagio. A un tratto rammentò la predica di suo padre, riguardo al suo abbigliamento, e si chiese se sul serio fosse così indecente. Arrossì fino alla punta dei capelli. – Ho avuto una brutta discussione con mio padre – esordì colpevole. – Non avevo voglia di tornare a casa, ma non sapevo dove andare. Così ho pensato…
     Lui le rivolse un sorriso abbagliante e l’accompagnò in soggiorno. – Hai fatto bene a venire. Se posso esserti d’aiuto in qualche modo… vuoi che parli con tuo padre?
     – Oh, no. Ho solo bisogno di… riprendermi. Ecco tutto.
     Lanciò un’occhiata distratta alla stanza. Era piuttosto grande e luminosa, con una libreria ricolma di libri di tutte le dimensioni, alcuni dei quali dovevano essere testi scolastici o universitari. Anche sul divano era posato un libro aperto. Viola sollevò uno sguardo allarmato sul professore, le guance in fiamme. – Stavi leggendo? Forse ti ho disturbato. Io…
     Gli occhi di lui brillarono di divertimento. – Tranquilla, stavo solo rileggendo Romeo e Giulietta. Sai, per la recita scolastica. Ho sottolineato alcune parti che vorrei rivedere con te. E con la classe, naturalmente.
     Viola sorrise. – Che coincidenza! Volevo giusto chiederti se potevamo provare insieme una scena su cui sono insicura.
     Jacopo inarcò un sopracciglio. – Che scena?
     – Quella in cui Romeo e Giulietta si dicono addio, all’alba, dopo la loro notte di nozze.
     Viola si portò al centro della stanza e cominciò a declamare: – Vuoi già partire? Il giorno è ancor lontano: era l’usignuolo e non l’allodola, a ferir del suo canto il cavo dell’orecchio tuo trepidante nell’attesa. Esso canta a notte su quel melograno laggiù. Credilo, amore: era l’usignuolo.
     Jacopo la raggiunse, accorciando la distanza fra loro. – Era l’allodola, l’araldo del mattino; e non già l’usignuolo. Guarda, amore, quali maligne striscie di luce non aggiungono una frangia a quelle nubi che laggiù si sciolgono a oriente. Le candele del cielo son tutte consumate e la gioconda luce del dì procede in punta de’ piedi sulle nebbiose cime dei monti. Debbo partire e vivere, o restare e morire.
     Viola ebbe un brivido nel sentirlo recitare in modo così appassionato. Avrebbe voluto che quella fosse la realtà e che Jacopo la chiamasse ancora amore. Trattenne il fiato e ricambiando lo sguardo col medesimo ardore, recitò: – La luce che vedi laggiù non è quella del giorno. Io lo so bene! È una qualche meteora esalata dal sole, perché stanotte t’accompagni, come un portatore di fiaccola, e illumini il tuo cammino a Mantova: e quindi rimani ancora. Non c’è alcun bisogno che tu parta così presto.
     Jacopo fece un altro passo verso di lei, lo sguardo ardente. La prese fra le braccia e Viola sentì un brivido percorrerle la schiena. Il cuore le batteva all’impazzata nel petto. Era quasi sul punto di scoppiare. La voce di lui era ridotta a un sussurro roco, quando parlò. – Ch’io sia preso, ch’io sia messo a morte: di nulla mi importa, s’è per incontrare il tuo piacere. Dirò anch’io che quel grigio lume non è l’occhio del mattino, ma solo un pallido riflesso della fronte di Cinzia, e aggiungerò che non è l’allodola a picchiar le sue note sulla volta del cielo, ch’è così alto sul nostro capo. Ho più desiderio di restare che volontà di partire. Vieni, o morte, e sii la benvenuta. Così vuole Giulietta. Che accade, anima mia? Parliamo tra noi, non è ancora giorno.
     Viola si sottrasse all’abbraccio, simulando uno sguardo allarmato. Calarsi nella parte era inaspettatamente facile quando a interpretare il ruolo di Romeo era Jacopo. Socchiuse gli occhi, incatenandoli ai suoi. – È giorno, è giorno! Fuggi di qui, parti in fretta! È proprio l’allodola che canta così stonata, sforzando aspre dissonanze e sgradevoli acuti – La voce le si incrinò all’improvviso. Sentiva un groppo in gola, quasi quello fosse realmente un addio. Poi Viola compì un gesto sconsiderato: gettò le braccia al collo di Jacopo e lo baciò. Fu un impulso, di cui a malappena si rese conto, ma quello che provò nello sfiorare le sue labbra con le proprie fu così intenso, così appagante, che dalla bocca le sfuggì un gemito. Quando si staccò da lui, Jacopo la fissò in silenzio per un istante che le parve un’eternità. I suoi occhi sembravano pozze scure. Penetranti come lame. Guizzarono dagli occhi alle labbra con un’intensità che le fece vibrare il cuore nel petto.




     Viola era come paralizzata, il torace che si alzava e abbassava al ritmo del respiro accelerato. Si leccò le labbra senza riuscire a distogliere lo sguardo da lui, quasi esistessero solo loro due al mondo. Infine, Jacopo le afferrò la nuca attirando nuovamente la sua bocca e avvinghiandola alla propria.

2 commenti:

  1. Che emozione, mamma mia... Jacopo e Viola sono dolcissimi e romantici. Se tra Diana e Andrea vibra passione fisica, un'attrazione forte e selvaggia tanto da spaventare, tra Jacopo e Viola si intuisce tutto il turbamento di un sentimento dolce, quasi commovente...
    Mi piace molto! Brava Laura!

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  2. Grazie, Eva. Le tue parole mi confermano che sono riuscita nel mio intento: creare due coppie diverse. Andrea e Diana sono passionali, istintivi, attratti selvaggiamente l'uno dall'altro. Viola invece vive la dolcezza del primo amore, con le sue incertezze, le paure... sono felice che questo sia arrivato a chi mi legge. :-*

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