sabato 13 giugno 2015

SCANDALOSI LEGAMI - UNDICESIMA PUNTATA

*Attenzione!* Per gli argomenti trattati, questo racconto è riservato ad un pubblico adulto.

Jacopo sollevò lo sguardo dal registro e all’improvviso si sentì come se gli avessero risucchiato l’aria dai polmoni. Viola Sartori si era chinata a raccogliere una penna che le era inavvertitamente scivolata per terra e la sua gonna – già di per sé inesistente – si era accorciata di brutto, lasciando scoperte un paio di cosce da urlo.
     Deglutì a fatica, tornando a fissare il registro senza vederlo.
     Doveva stare calmo, ma l’effetto che quella ragazza aveva su di lui era devastante. Il suo cervello stava ancora cercando di elaborare l’immagine di quelle gambe ben tornite. Era una sua impressione o sotto la gonna aveva intravisto anche un paio di slip di pizzo nero?
     – Professore, vorrei farmi interrogare – la vocina squillante della Sartori lo fece sudare freddo. No, non poteva farcela. Era già una tortura così, senza averla vicino.
     Si schiarì la voce, imponendosi di respirare regolarmente. Cosa che aveva smesso di fare nel preciso istante in cui il suo sguardo era scivolato su di lei. – La prossima volta, Viola. Oggi vorrei che cominciassimo a leggere insieme Romeo e Giulietta. – Vuoi cominciare tu, per favore?
     Nei suoi occhi lesse una punta di delusione che si costrinse a ignorare. Era possibile che lo facesse apposta a provocarlo? Cosa sperava di ottenere in ogni caso? Aprì il libro di testo e rimase in attesa. Un attimo dopo Viola iniziò a leggere, con un pizzico di esitazione. Jacopo adorava il timbro della sua voce, così dolce e femminile.
     Ancora una volta si impose di mantenere la concentrazione. Andando avanti così, sarebbe stata un’impresa riuscire ad arrivare illesi al termine dell’ultima ora. Viola continuò a leggere per un po’, finché non fu sostituita dalla sua compagna di banco e poi da Scarpati. In effetti la pronuncia di quest’ultimo non era delle migliori; avrebbero dovuto lavorarci su. A Jacopo scappò un mezzo sorriso, quando ricordò la conversazione avuta con Viola al Caffè Torino, davanti a una tazza di cioccolata calda.
     A guardarla, adesso la ragazza sembrava un’altra persona. Aveva perso la propria aria fanciullesca e si era trasformata in una bomba sexy. Appariva persino più grande della sua età, con le lunghe ciglia ricoperte da uno spesso strato di mascara e le labbra lucide di rossetto.



     Era talmente immerso nei suoi pensieri che, quando sentì il suono squillante della campanella, gli parve fossero trascorse ore. Rivolse alla classe un sorriso imbarazzato e si sistemò il colletto della camicia. – Sartori, potresti fermarti qualche minuto? Avrei bisogno di parlarti.
     I ragazzi si alzarono, spostando sedie e chiacchierando animatamente tra loro. Viola invece rimase immobile nel banco, i grandi occhi azzurri spalancati dallo stupore. – Certo, professore.
     Jacopo si grattò il mento, perplesso. – Cosa hai fatto alla guancia? – l’aveva notato solo in quell’istante: Viola aveva un cerotto, appena sotto lo zigomo destro.
     La ragazza si alzò in piedi. – Oh, solo un graffio. Ho avuto un incidente col motorino sabato, mentre tornavo a casa.
     – Santo cielo! Perché non mi hai chiamato? È tutto a posto?
     Viola esitò e quando rispose, il suo sguardo era incerto, confuso. – Be’, ho chiamato mio padre. Mi è venuto a prendere al Pronto Soccorso.
     Che idiota! Perché mai avrebbe dovuto telefonare a lui? Solo perché avevano preso una cioccolata insieme, per parlare di una dannata recita scolastica, non significava che avessero un qualche legame stretto.
     Ti piacerebbe, vero Torre?
     Scacciò la propria irritante vocina interiore e le sollevò il mento con due dita, per esaminare lo zigomo tumefatto. – Hai preso una bella botta, eh? Ti fa molto male?
     Lei reagì arricciando il bel nasino aristocratico e a Jacopo cominciarono a prudere le mani, dalla voglia di seguire il suo profilo, dal naso fino alla dolce curva delle labbra. Era decisamente impazzito. Aveva il corpo in fiamme, solo per averle sfiorato il mento!
     – Non troppo – si decise a rispondere Viola, fissandogli intensamente le labbra. Jacopo sentì un formicolio lungo la spina dorsale e dovette schiarirsi la gola, prima di riprendere la parola.
     – A ogni modo, ti ho trattenuta in classe per chiederti se ti andrebbe di provare qualche scena dello spettacolo, uno di questi pomeriggi. Ancora non ho deciso a chi assegnare la parte di Romeo, ma potremmo cominciare noi due. Giusto per prendere familiarità con i personaggi. Che ne dici?
     Viola si attorcigliò una ciocca di capelli attorno a un dito, lo sguardo sognante. – Perché non interpreti tu Romeo? Saresti perfetto per la parte.
     Jacopo sentì le viscere contrarsi. Fece una risatina nervosa e si scostò da lei, nel tentativo di riacquistare un po’ di lucidità. – Vedremo, Sartori. Per il momento, incontriamoci qui domani pomeriggio, dopo le ore di lezione.
     Lei annuì assorta. – D’accordo. Non vedo l’ora, professore.
     La guardò allontanarsi, gli occhi calamitati dal lieve dondolare dei suoi fianchi. Un velo di sudore gli ricoprì la fronte. In che guaio si era cacciato? Forse l’idea della recita non era stata così buona come aveva pensato in principio. Diamine, era un uomo in carne e ossa, dopotutto.




* * *

Diana si fermò a un passo da Sartori, in piedi sul piazzale della scuola. Le dava le spalle e stava fissando un punto lontano, lo sguardo perso nel nulla come se riflettesse. Il suo cuore aumentò i battiti. – Sei venuto a prendere Viola? – chiese, facendolo voltare. – Bene, hai seguito il mio consiglio.
     Il liceo classico Gioberti era un viavai di ragazzini urlanti che si precipitavano in strada, zaino in spalla e l’esuberanza tipica dei giovani. Diana vi era ormai abituata, ma Andrea appariva come un pesce fuor d’acqua in quell’ambiente.
     – Sali – le disse all’improvviso, perentorio.
     – Come?
     Le indicò l’auto in attesa, accanto al marciapiede. Non era la stessa con cui era passato a prenderla la sera in cui l’aveva portata fuori a cena. Questa era una berlina nera, coi vetri oscurati e un autista al volante. La tipica macchina dell’uomo d’affari, insomma.
     Diana esitò. – Non aspetti tua figlia?
     – Viola tornerà a casa con Daniela, la sua compagna di banco. Ho bisogno di parlare con te. Da solo.
     Avrebbe voluto rispondergli per le rime. Non sopportava i suoi modi di fare autoritari e dispotici, ma non voleva fare scenate davanti alla scuola. Pertanto si infilò all’interno dell’auto, aggiustandosi la gonna al ginocchio che le si era sollevata di qualche centimetro. Andrea si sistemò al suo fianco, appoggiandosi allo schienale di pelle, lo sguardo fisso su di lei, quasi intendesse farle la radiografia. Da quella distanza riusciva a sentire l’odore del suo dopobarba. Era buonissimo. Mentre lo inalava a pieni polmoni, si impose di restare calma. Quell’uomo le suscitava reazioni insolite, che doveva assolutamente evitare.
     – Allora? – lo sfidò con lo sguardo.
     Ignorando la sua domanda, Sartori fece un cenno all’autista che avviò il motore. La berlina scivolò attraverso il traffico, imboccando Viale Regina Margherita e finalmente Andrea tornò a prestarle attenzione. Le prese una mano, lasciando scorrere le dita sul palmo e poi sulla carne sensibile del polso. Nonostante la temperatura esterna fosse piuttosto fredda, Diana si sentiva accaldata. Si tolse il cappotto con dita tremanti, facendosi aria con la mano. – Cielo, si soffoca qui dentro.
     Lo sguardo di Andrea era intenso, come quello di un predatore. Premette un pulsante e un vetro oscurato si alzò fra loro e l’autista, che continuò a guidare indisturbato. Un istante dopo, quasi senza accorgersene, Diana si ritrovò sulle ginocchia di Sartori, le labbra premute a forza contro le sue. Aveva il respiro corto mentre una scintilla di lussuria le incendiava l’anima e il corpo.



     Avrebbe voluto respingerlo, negarsi a lui con tutte le forze. Ma non poteva. Una scarica di adrenalina la spinse verso quel corpo possente, verso quella bocca carnosa, così sensuale ed erotica. Adorava il modo in cui baciava, come se non potesse farne a meno e da quel bacio dipendesse la sua stessa vita. Mettendo da parte ogni freno inibitore, Diana gli succhiò la lingua strappandogli un gemito roco.
     – Dio, piccola – sibilò, staccandosi da lei; il petto che si alzava e abbassava freneticamente. – Adoro quando mi baci così. Mi fai desiderare la tua bocca su altre parti del mio corpo. Solo a immaginarti mentre me lo succhi con una tale avidità… dannazione, di questo passo diventerò pazzo.
     Diana cercò di ricomporsi. Doveva a tutti i costi riprendere il controllo, ma non era affatto facile. – Perché non vuoi lasciarmi in pace, Andrea? Puoi avere centinaia di donne adoranti ai tuoi piedi. Ti basta schioccare un dito!
     Sartori le lanciò un’occhiata incendiaria. – Io non voglio una donna adorante, voglio te!
     – Perché? È il fascino del proibito che ti attira? Mi vuoi perché ti ho detto di no?
     – Non lo so – il respiro gli si era fatto affannoso. Le sue mani scivolarono sulla sua schiena e tentarono di infilarsi sotto il suo golfino di lana. – So solo che ti voglio. Adesso.
     Stentava a crederlo. Cosa diavolo poteva avere lei di così irresistibile per un uomo come Sartori? Chiaramente era solo un capriccio e, una volta che l’avesse posseduta, l’avrebbe messa da parte come un fazzolettino di carta usato. Cercò di spingerlo via, ma era una montagna di muscoli d’acciaio. Lui riprese a baciarla sul collo, sollevandole la gonna. La sua lingua era dappertutto: sulle orecchie, la fronte, gli zigomi… la stava inondando di baci umidi e roventi, mentre le mani si facevano strada tra le sue cosce.
     Annaspando Diana gli afferrò i polsi, bloccandolo. – Sei pazzo? Siamo in una macchina, in pieno centro cittadino!
     Andrea si fermò solo il tempo necessario per lanciarle un’occhiata piena di desiderio. – L’auto ha i vetri oscurati. Non può vederci nessuno. Cristo, Diana… ho bisogno di te. Un bisogno disperato.
     Come non cedere a quella supplica accorata? Diana esitò. Probabilmente se ne sarebbe pentita più tardi, quando lui l’avrebbe messa nel dimenticatoio, dopo averla usata. Ma adesso Andrea era lì, a sua disposizione e, cielo, sarebbe stata folle a non approfittarne.
     Solo per questa volta, Ricci. Coraggio!
     Si spostò per mettersi a cavalcioni su di lui, strofinandosi piano sulla sua erezione. La gonna le era risalita all’altezza delle cosce e soltando un paio di slip striminziti la separavano dalla beatitudine che Sartori le prometteva. Sospirò, allacciandogli le braccia attorno al collo e impossessandosi di nuovo delle sue labbra. Gli leccò la bocca, poi passò la lingua sulla sua mascella tesa e giù fino al collo. Voleva assaporarlo. Tutto.
     Andrea si lasciò sfuggire un ringhio. – Sbaglio o questo è un sì?
     – Tu che ne dici, Sartori?
     Ondeggiò sulle proprie ginocchia, accarezzando il suo pene eccitato. Il fiato di Andrea uscì come un sibilo tra i denti, quasi stesse facendo uno sforzo tremendo per trattenersi. Averlo in suo potere le piacque, molto più di quanto avrebbe immaginato. – Anch’io ho bisogno di te – bisbigliò, continuando a sfregarsi contro di lui. Mi hai provocata e ora dovrai subirne le conseguenze.

     La sua bocca calò nuovamente su quella di lui e diede inizio alle danze.

4 commenti:

  1. Che bella questa puntata, Laura, complimenti!
    La relazione tra Diana e Andrea è davvero sensuale...
    Devo però confessarti che l'attrazione che Jacopo prova per Viola mi ha un poco "turbata": in fondo lui è il suo insegnante! Sono molto curiosa di leggere come hai pensato di far sviluppare il loro rapporto. Non farci aspettare troppo...

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  2. Simo pienamente d'accordo con te Eva, in effetti sono veramente curiosa nel vedere come evolverà questa storia. Comunque sempre bellissimo non vedi l'ora che arrivi la prossima settimana.

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  3. Lo so, Eva... non a caso ho deciso di intitolarlo "Scandalosi legami". Si tratta infatti di due storie d'amore che danno scandalo. Comunque che un insegnante si innamori di una sua allieva non è un fatto così poco comune. Quando facevo seconda superiore un mio prof chiese di uscire a una mia compagna (e ci riprovò l'anno successivo). Finì tutto lì perché lei non era interessata. Almeno Viola è maggiorenne e frequenta l'ultimo anno! ;-)

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  4. Quindi dobbiamo aspettarci scene bollenti anche tra Jacopo e Viola? Si fa sempre più interessante brava Laura

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