sabato 5 novembre 2016

OLTRE I CONFINI DEL TEMPO - QUINDICESIMA PUNTATA

CAPITOLO 15


S
i svegliò nel pieno della notte, il corpo piacevolmente rilassato e il respiro di Sara contro la guancia. Evidentemente aveva finito per addormentarsi anche lei, nonostante l’agitazione che l’aveva pervasa al termine dell’amplesso.
     Sorrise ancora al ricordo della sua espressione allarmata, quando aveva realizzato che facendo l’amore con lui avrebbe potuto restare incinta. Quella ragazza era davvero bizzarra e lui l’adorava. Non avrebbe saputo spiegare a parole il piacere provato possedendola. Muoversi dentro di lei era stato… magico.
     Si voltò a guardarla dormire, i seni nudi che si alzavano e abbassavano a ritmo regolare.
     Il suo uccello tornò sull’attenti all’improvviso.
     Strofinò il naso contro il suo collo e ne aspirò il profumo a piene narici. Uhm… sapeva di donna e di sesso. Irresistibile.
     Sara si mosse nel sonno e mugolò qualcosa di incomprensibile. Era dannatamente bella. E sensuale. Le scostò una ciocca di capelli che le era finita sul viso e finalmente lei aprì gli occhi.
     – È già mattina? – chiese con voce impastata.
     Giulio si sollevò su un gomito, trattenendo un ghigno divertito. – Non ancora, ma è la nostra prima notte di nozze e ho di nuovo voglia di te.
     Le sue parole parvero riscuoterla del tutto. Gli lanciò un’occhiata intensa, tale da provocargli uno spasmo al basso ventre. – Mmh… domani ci sarà concesso di dormire fino a tardi?
     – Domani ti sarà concesso tutto quello che vuoi, Sara.
     – Se la metti così…
     Sara si tirò su, mettendosi a cavalcioni su di lui. – Se non ricordo male, quando ci siamo conosciuti ti sei offerto di insegnarmi a cavalcare, ricordi?
     Con il dito tracciò un percorso immaginario sul suo petto. – Ricordo – rispose lui, la voce arrochita dal desiderio. Lei gli mozzava il fiato. Era incredibile il potere che esercitava su di lui.
     – Bene. Insegnami adesso.
     Giulio deglutì e socchiuse le palpebre.
     Cristo Santo!
     Le parole gli morirono in gola e tutto ciò che riuscì a fare fu restare a fissarla come un imbecille. Poi allungò le mani per sfiorarle i seni, trattenendo il fiato. Il cuore gli batteva contro lo sterno, poteva sentirne il ritmo accelerato, quasi volesse schizzargli fuori dal petto. Com’era possibile che lei gli facesse quell’effetto? Sentì i capezzoli gonfiarsi sotto le sue dita mentre lei gettava la testa all’indietro, ansimando piano.
     Dio, di questo passo non sarebbe durato molto. Gli bastava guardarla per perdere il controllo. Col fiato corto le titillò i capezzoli, strappandole un gemito. Sara cominciò a dimenarsi sopra di lui, strofinando la propria vagina sulla sua erezione.
     Dannazione!
     Giulio provava il desiderio spasmodico di immergersi dentro di lei, ormai era diventata una necessità. – Dio mio, Sara…
     La vista delle chiome setose che le ondeggiavano sulle spalle, a tempo con il movimento dei fianchi, gli procurò un brivido lungo la schiena. Incapace di trattenersi ancora, la penetrò con un’unica spinta, il cuore che gli rimbombava nelle orecchie. Era calda e umida. Perfetta per lui.
     Cominciò a muoversi, afferrandole i fianchi e mostrandole come fare. – Ecco così… cielo, Sara, sei magnifica!
     I loro sospiri si confusero fra loro mentre si muovevano sempre più veloce, in una corsa verso l’appagamento finale. Giulio era certo di non aver mai provato nulla di simile, nonostante avesse avuto parecchie donne nel letto. L’innocenza di Sara, mista alla sua spregiudicatezza e sensualità, lo faceva impazzire.
      – Sei un’ottima cavallerizza, Sara – fece a un tratto, le labbra incurvate in un sorriso.
     Lei rise. Dopo di che non ci furono più parole, ma solo gemiti e urla di piacere.



Il sole penetrò nella stanza attraverso le tende. Sara sbatté le palpebre più volte, trattenendo uno sbadiglio. Doveva essere tardi. Molto tardi. Con la mano cercò il corpo di Giulio al suo fianco, ma non lo trovò.
     Si mise a sedere, stiracchiandosi. Sentiva le ossa intorpidite e un lieve pulsare fra le gambe che le ricordò gli avvenimenti di quella notte.
     Arrossì. Fare l’amore con Giulio le era piaciuto molto più di quanto avesse immaginato.
     Era stato stupendo. E appagante. In poche parole moriva dalla voglia di rifarlo. Di nuovo.
     Lui però non c’era. Forse aveva dormito nell’altra stanza, come erano soliti fare gli aristocratici del diciannovesimo secolo. Quel pensiero la turbò più del dovuto. Avrebbe voluto dividere il letto con lui sempre e non solo durante gli amplessi.
     Con un sospiro scivolò giù e afferrò la brocca piena d’acqua che si trovava su un tavolino rotondo, poco distante dal letto. Si lavò accuratamente il viso per scacciare via la stanchezza di quella notte quasi insonne e sorrise fra sé.
     Probabilmente avrebbe dovuto chiamare Gina affinché l’aiutasse a vestirsi, ma non aveva voglia di sostenere le sue occhiate maliziose né di condividere con qualcuno quel momento.
     Era una donna adesso. Aveva fatto dell’ottimo sesso e si sentiva come se danzasse fra le nuvole.
     Fischiettando un motivetto aprì l’anta dell’armadio ed esaminò gli abiti che vi erano stati riposti. Adesso possedeva decine di capi eleganti e alla moda. Non aveva che l’imbarazzo della scelta.
     Optò per un abito da passeggio color malva, con la vita alta e le maniche a sbuffo, ma prima indossò la biancheria intima, cercando di cavarsela coi lacci del corsetto. Lasciò i capelli sciolti sulle spalle per non perdere troppo tempo ad acconciarli. Ci avrebbe pensato più tardi. Ora desiderava solo andare a cercare Giulio.
     Un timido sorriso le incurvò le labbra. Sentiva già la sua mancanza.
     Se non era amore, gli somigliava di certo.

* * * * * * * * * *

All’entrata della moglie nella sala da pranzo Giulio sollevò lo sguardo, mettendo da parte il giornale che stava leggendo. – Buongiorno, cara. Spero che tu abbia dormito bene.
     Si alzò per scostarle la sedia e il suo sguardo indugiò sulla scollatura dell’abito. Pareva assurdo, ma ancora non ne aveva abbastanza di lei.
     Sara fece un sorrisino e si sedette. – In realtà non ho dormito molto.
     Lui ignorò l’occhiataccia di sua madre, seduta vicino a lei, e ricambiò il sorriso. – Allora siamo in due – le sussurrò all’orecchio, sfiorandole distrattamente la nuca, prima di tornare a sedere. – Cosa desideri mangiare? La cuoca ha fatto una torta di mele davvero deliziosa.
     – Vada per la torta di mele – Uno sguardo birichino le illuminò il viso. – Stamattina non bado alle calorie. Con l’attività di stanotte sono certa di averne bruciate parecchie.
     Giulio aggrottò la fronte. Non era certo di aver capito il significato di quella frase, ma aveva il sospetto che fosse qualcosa di terribilmente licenzioso e intimo. Gli piacque. – Ottimo – rispose di buonumore. – Qualsiasi cosa siano queste calorie, sono lieto di averti aiutata a “bruciarle”.
     Sua madre si schiarì la voce. Aveva uno sguardo torvo da far paura e continuava a rigirare il cucchiaino nel suo tè, facendolo tintinnare contro i bordi della tazza. A un tratto trafisse Sara con un paio di occhi gelidi. – Non è buona educazione alludere alla vostra prima notte di nozze di fronte ad altre persone. In realtà una signora non ne parlerebbe affatto.
     Sara scrollò le spalle. – Forse non sono una signora, allora.
     Giulio trattenne un sorrisino. Trovava irresistibile il modo un cui sua moglie aveva messo a tacere sua madre. A dire il vero, dopo quella notte avrebbe trovato irresistibile ogni suo gesto e ogni sua parola. Era disposto a concederle qualsiasi cosa, proprio come le aveva promesso.
     – Madre – esordì, con l’intento di dimostrarglielo. – Da oggi Sara è la padrona di questa casa e desidero che le si porti il rispetto a lei dovuto.
     – Ma figliolo…
     – Non interrompetemi, per favore. Ho predisposto che vi trasferiate nella nostra proprietà a Grottaglie. Io e Sara siamo novelli sposi, abbiamo bisogno della nostra intimità e il fatto che voi non la sopportiate non facilita le cose.
     La contessa impallidì. Si portò una mano tremante al petto, restando in silenzio per un attimo che parve un’eternità. – Vuoi sbarazzarti di tua madre? Dopo tutto quello che ho fatto per te?
     Giulio sospirò. Sapeva che non l’avrebbe presa bene, ma non intendeva cedere su quel punto. – Madre, proprio voi che siete così rigida riguardo alle tradizioni dell’alta società mi fate questa domanda? Non è forse usanza consolidata quella di cedere il campo alla nuova contessa e ritirarsi per permetterle di gestire la casa a suo modo? Non è quello che hanno fatto tutte le precedenti contesse di Nardò, prima di voi?
     Lei si alzò in piedi, lo sguardo vacuo. – E sia – rispose in un bisbiglio. – Farò preparare le mie cose e partirò in giornata.
     Giulio la osservò camminare impettita fino alla porta e oltrepassarla senza voltarsi indietro.
     A un tratto la voce di Sara lo riscosse. – Non sei stato un po’ troppo duro con lei?
     Lui sbuffò, servendosi un’altra fetta di torta. – Sara, mia madre sapeva che sarebbe successo prima o poi. Tutti i miei antenati hanno fatto la stessa cosa, non appena hanno preso moglie. Non c’è posto per due contesse in questa casa e la nostra residenza di Grottaglie è decorosa e grande abbastanza perché mia madre possa viverci dignitosamente.
     Lei annuì, esitante. – Sarà perché io i genitori non li ho più e mi mancano da morire, ma proprio non riesco a comprendere la tua decisione. Non ho mai preteso che mandassi via tua madre, lo sai vero?
     – Lo so e questo ti fa onore. Tuttavia, non cambierò idea.
     Sara attese che uno dei lacchè le servisse il tè e riportò lo sguardo su di lui. – D’accordo. Come vuoi – Poi, presumibilmente per cambiare argomento, aggiunse: – Per quale motivo te ne sei andato stamattina? Speravo di svegliarmi al tuo fianco.
     Giulio fece un sorrisino. – Hai sentito la mia mancanza?
     – Certo.
     – Cercherò di rimediare, allora. Cosa desideri fare oggi? Esaudirò ogni tuo desiderio.
     Un lampo malizioso le attraversò lo sguardo. – Ogni mio desiderio? Davvero?
     – Davvero.
     Sara si alzò in piedi e gli si sedette sulle ginocchia, spiazzandolo. Con la coda dell’occhio vide i domestici irrigidirsi e fissare altrove, colti da imbarazzo. Sicuramente non erano abituati a un simile sfoggio di intimità fra il conte e la contessa di Nardò. Trattenne un sorriso divertito e fissò la moglie in attesa della sua risposta. – Dunque? Qual è il tuo desiderio?
     – Torniamo di sopra – sussurrò Sara, mordendosi il labbro.
     Questo lo spiazzò ancor di più. – Come hai detto?
     Sara gli passò le braccia attorno al collo, lanciandogli un’occhiata languida. – È la nostra luna di miele, no? Voglio passarla a letto. Con te.
     Giulio rimase senza fiato. Aveva inteso male o gli stava proponendo di…
     Santo cielo!
    La voce gli uscì più roca del dovuto. – Sara, ma è mattina. Cosa penserà di noi la servitù? I pettegolezzi si diffonderanno in un lampo in tutta Taranto, te lo posso assicurare.
     – Credevo non ti importasse dei pettegolezzi – Aveva un’aria imbronciata decisamente adorabile. Giulio non riuscì a resisterle. La sollevò fra le braccia, ignorando gli sguardi perplessi dei domestici e uscì dalla stanza, salendo le scale di corsa. – Ogni tuo desiderio è un ordine – bisbigliò prima di baciarla sul collo.



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